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Η Ελλάδα που χορεύει - La Grecia che balla

Η Ελλάδα που χορεύει  - La Grecia che balla

Sabato 19 Maggio 2018 alle ore 15.00, presso la sede storica del Circolo Canottieri Napoli, in via Molosiglio, l’Associazione italo-ellenica “La Stella di Rodi” è lieta di invitarvi al seminario interattivo di danze greche che sarà tenuto da Nikos Mamouzelos di Atene.

 

Il seminario si svolgerà analizzando gli usi, i costumi e le tradizioni in Grecia, gli strumenti musicali tradizionali nelle diverse regioni della Grecia, gli abiti tradizionali indossati in ciascuna regione, le basi teoriche e pratiche dei diversi balli, la visione interattiva di singoli balli attraverso la rete e la dimostrazione pratica di alcuni balli caratteristici di diverse regioni (Peloponneso, Cicladi, ecc.) a cui possono partecipare tutti gli intervenuti.

 

Nikos Mamouzelos ha iniziato a  ballare nel 2007 ad Atene, dove ha studiato presso 6 scuole di danza; da quattro anni  è  ballerino per la prestigiosa scuola “Λύκειον Eλληνίδωνdi Peania (lykeionellinidon.com). Ha partecipato ad oltre 50 spettacoli di danza, in particolare alla Concert Hall di Atene, nonché a diversi seminari di danza. Ha avuto la fortuna di studiare con eccellenti insegnanti, noti per la loro affezione allo stile tradizionale originale. Questo seminario offre l’occasione di imparare ed approfondire alcuni balli tipici tratti da differenti  regioni greche, come il sirtos, il Kalamatianos, ecc.   

 

SABATO 19 MAGGIO 2018 : Seminario di danze greche Η Ελλάδα που χορεύει  - La Grecia che balla”

 

LUOGO : Circolo Canottieri Napoli, in via Molosiglio -

 

INIZIO SEMINARIO : ore 15.00 - FINE SEMINARIO : ore 20.00 - COSTO : 10 Euro

 

CENA SOCIALE (facoltativa con pagamento alla prenotazione) : ore 20.30 presso il ristorante  del Circolo Canottieri Napoli, in via Molosiglio COSTO : 25 Euro 

 

Per informazioni e prenotazioni  : Giancarlo 3404966324

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le danze Greche

Le danze Greche

 

La più famosa delle danze greche è il Sirtaki, conosciuto in tutto il mondo e diventato al pari del Partenone e delle statue dei filosofi una icona greca. Tuttavia, nonostante quello che si crede, il Sirtaki non è una danza tradizionale greca. Fu infatti creata solo nel 1964 per il film interpretato da Anthony Quinn, Zorba il Greco. La musica del film, composta da Mikis Theodorakis, rimase nell'immaginario della gente, ben oltre il temporaneo successo della pellicola.

Dopo aver visto il film migliaia di turisti incuriositi iniziarono ad affollare Creta, attratti da quel ballo che aumentava di ritmo passo dopo passo. Sino a quel momento però questo ballo, considerato erroneamente la più antica delle danze cretesi, non esisteva e solo dopo l’uscita del film i ballerini iniziarono ad esibirsi in questa ballata richiestissima.

Il sirtaki fece così il giro del mondo, diventò simbolo ed emblema di tutto un popolo e fece della danza un valore morale, occasione condivisa di esaltazione dell’amore e celebrazione della vita, racchiusa nell’abbraccio che lega quanti partecipano a questo omaggio alla gioia.

Il Sirtaki è un mix tra una versione lenta e veloce della danza tradizionale greca chiamata Hasapiko detta anche la "danza dei macellai" il cui nome deriva dalla lega dei macellai di Costantinopoli, in epoca bizantina. I danzatori tendono la mano appoggiata l’uno sulla spalla dell’altro, in un ritmo di graduale accelerazione. Il Sirtaki rappresenta ormai, agli occhi del mondo, tutte le danze greche. Che sono in realtà numerosissime.

Le danze greche sono di origine antichissima, come dimostrano le figure danzanti di molti vasi dell'epoca. Non è cambiato molto da allora. Forse le danze di oggi saranno state spogliate del significato originario, ma hanno ancora movimenti simili a quelli dell’epoca classica. La Sousta, per esempio, era la danza eseguita da Achille intorno alla pira funeraria dell’amico Patroclo. Le danze dell’eroe vengono oggi compiute nelle piazze dei villaggi come fossero balli d’amore in cui si fronteggiano uomini e donne. Le danze si svolgono al suono di musiche lamentose e nostalgiche, suonate da cori di mandolini, da clarinetti.

Ogni occasione è buona per mettersi a danzare. Per matrimoni, battesimi o anche funerali, non manca mai qualcuno che cominci a suonare un mandolino con la formazione di un gruppo di danzatori che descrive un cerchio. E' in cerchio che si balla anche la moderna versione delle antiche danze greche, il Sirtaki. Come il Syrtos, molto diffuso sulle isole. Il tsakonikos, la danza del labirinto, che sembra risalire al mito di Teseo e il Minotauro. O la mirologhia, che serve a commemorare il morto. Il tutto in un gioco di piedi battuti a terra o strusciati, salti, contorsioni, e ritmo che si fa sempre più serrato.     

DANZA GRECA

LA DANZA GRECA

 

TRADIZIONE E FOLKLORE

In nessun paese europeo la danza locale è così viva e così legata alla vita quotidiana, come in Grecia. Ci sono paesi stranieri con un maggior numero di gruppi di danza, ma qui quest’ultima è sopravvissuta solo grazie agli spettacoli, raramente gli abitanti balleranno le loro danze nelle feste dei paesi, nei matrimoni, o nelle taverne, come avviene in Grecia. Per nessun altro popolo la danza ha un ruolo così importante, come mezzo di mantenimento dell'identità nazionale. In Nord America, si trovano migliaia di greci di seconda e terza generazione che ignorano del tutto o parlano a stento la lingua greca, ma ballano bene le danze greche.

La danza greca vive e regna! Nel piccolo villaggio, come danza tradizionale; nei gruppi di ballo, come danza folkloristica; nelle taverne e nei locali, come danza popolare, con i clarini, lires e buzukia; come danza turistica, con il syrtaki. La festa del matrimonio, dove gli sposi guideranno le danze con gli invitati, rimane ancora e resterà una regola. Sebbene le discoteche si moltiplichino, il liscio subisca una flessione, il balletto e la danza moderna guadagnino terreno, ma la danza greca tiene duro e bene.

Spesso il termine “tradizionale”, si usa in modo improprio e per quanto riguarda, almeno la danza, va chiarito. “Tradizionale”, è la parte del bagaglio culturale (oppure la cultura stessa) che si tramanda direttamente da una generazione all’altra. “Tradizionale”, può essere un oggetto, ma nello stesso tempo lo è sia il modo di produrlo, che il modo di usarlo.

La vera danza tradizionale è quella che è parte integrante ed indivisibile di una società tradizionale. Quando tutta l’istruzione e la cultura si tramandano in modo tradizionale, cosi si tramanderà anche la danza che immediatamente si legherà in maniera organica al resto degli elementi culturali.

Nella società tradizionale, nel villaggio greco del secolo scorso, la danza era interamente rituale e piena di significati. Dirò solo che nella società tradizionale la danza si trova molto vicino al centro della vita sociale, mentre nella società moderna industriale, la danza si colloca nella parte periferica. Mantiene sempre la sua ritualità, esprime sempre la società che la balla, ma le sue funzioni nella nostra società moderna sono parziali e complementari.

Nelle società preindustriali, ballavano re, generali e alti prelati. Ballavano non solo alle feste, ai matrimoni e in taverna, ma prima della battaglia, dopo la caccia, dentro la chiesa, durante l’istruzione ed in ogni occasione ufficiale. La danza era necessaria come l’omelia. Oggi, uno può parlare perfettamente e non aver mai ballato in vita sua. Anche oggi esiste la danza, ma è un elemento accessorio, come molti aspetti della nostra società e possiamo fare tranquillamente a meno.

Il concetto antico della danza è molto profondo. Inanzitutto è più vicino al concetto che ne davano i greci antichi, che non distinguivano la danza, dalla musica e dal canto. Il movimento, il suono e il canto, come una cosa indivisibile nell'orchestrazione, quando si presentavano separatamente, non erano altro che facce della stessa realtà. Questo si vede ancora oggi nel villaggio greco: le parole della canzone, la melodia e i movimenti, formano nel pensiero della gente un unico ed indivisibile concetto.

 

                                           
 
L'antica danza di Pirichios

A questa interna tridimensionale costruzione, ne corrisponde una esterna polidimensionale. La danza non può essere concepita separatamente dal contesto specifico che la circonda. La danza non è solo passi e movimenti del danzatore, ma anche il suo stesso corpo, il suo costume, gli altri che ballano con lui e quelli che siedono intorno. E’ la musica e i musicisti, il canto e il cantante. Dentro la danza sono i cibi sul tavolo, il vino, quelli che si addormentano seduti, gli anziani che osservano, i bambini che corrono da per tutto, i visi agitati, l’emozione, gli sguardi. E’ tutto quello che è successo prima di arrivare a ballare, e tutto quello che succederà dopo. E’ una scena che include tutta la storia del villaggio.

Il fatto di isolare i passi dei piedi e di presentarli come la danza, è degradante ed offensivo. Infatti, se qualcuno vorrà leggere qualcosa sulla danza tradizionale, troverà solamente libri con le “impronte dei piedi”. Questi libri illustrano la meccanica dei piedi, ma non insegnano a ballare; nel migliore dei casi, esistono per ricordarci, spesso con errori, una danza precedentemente imparata.

Così, l’immagine che presenta oggi la pratica della danza greca, è divisa in due parti. Da una parte, quelli che ballano le “loro” danze, quelle che hanno imparato nel villaggio, in occasione di matrimoni e feste (panighiri). Spesso costoro non conoscono altre danze e non sono interessati nemmeno ad impararle. Quando ballano, vengono attraversati dalla storia del loro villaggio, così come l’hanno vissuta e come gli è stata raccontata. Non importa dove ballano, il loro villaggio si materializza intorno a loro. Sono gli ultimi depositari della tradizione.

Dall’altra parte, c’è tutto il resto: quelli che non hanno vissuto nel villaggio, oppure sono andati via da piccoli; quelli che hanno imparato il Kalamatianos a scuola ed il Chassapico al party e quelli che, con grande dispiacere, eseguiranno un tango o un rock, se la loro moglie insisterà. Esistono anche i giovani dei gruppi di danza che non riescono a finire un Pentozali, avendo visto Creta solo sulla cartina geografica. Questa categoria balla folklore.

Folkloristica, è la danza tradizionale che si trova staccata dalla sua società tradizionale e così, mentre sembra fedele alla tradizionale, è profondamente contaminata e diversa. In alcuni casi, si creano delle coreografie e si passa alla categoria dei balletti; in altri casi, si presentano spettacoli di vari gruppi di danza ed infine nel caso peggiore non si parla nemmeno di “spettacolo” ma di semplice ginnastica.

La caratteristica principale della danza folkloristica è che la sua trasmissione non avviene in modo tradizionale, ma attraverso un meccanismo di riproduzione. Tutti gli insegnanti di danza e di ginnastica, la televisione e le case discografiche ne fanno parte. Passando attraverso il meccanismo di riproduzione della cultura della danza, il ballo smette di essere tradizionale, principalmente perchè diventa oggetto di scelta. L’insegnante e la televisione scelgono se e come insegnare Sirtos, mentre il padre, nel villaggio 50 anni fa, poteva insegnare a suo figlio solo Sirtos.

 

http://www.danzegreche.it/danza.html

LA MUSICA GRECA - LA GRECIA E L'ORIENTE

LA MUSICA GRECA

LA GRECIA E L'ORIENTE

 

La musica greca tradizionale si sta perdendo. I musicisti che escono dai conservatori, non sanno nulla di questa e credono, con fanatismo, nella superiorità della cultura musicale europea rispetto a qualsiasi altra nel mondo. Gli amanti di vari tipi di musica si entusiasmano ascoltando musica classica, jazz o leggera, senza neanche sospettare la ricchezza che nasconde la musica dei loro padri e dei loro nonni. Il grande pubblico, senza cultura musicale, nè tradizionale nè scolastica,  sembra, in fondo, vergognarsi della musica del suo paese, anche se, in alcuni momenti particolari, fa ritorno ad essa.

La spiegazione del fenomeno è soprattutto politica. La storia della Grecia, come Stato libero, è la storia di una continua, sistematica e violenta europeizzazione della cultura musicale tradizionale. Dalla filarmonica di Berlino, alle varie cantanti italiane che facevano divertire i primi Ateniesi, fino ai programmi radiofonici e alle lezioni nelle nostre scuole. Molti credono che la musica tradizionale è il ricordo di un’epoca di sottosviluppo della provincia greca. L’opinione ufficiale, più discreta, la vede come un’espressione ingenua della gente semplice del paese, capace di esaltare sensazioni patriottiche ma non meritevole di uno studio serio.

Pertanto, in Grecia, se una mattina, la radio trasmettesse musica tradizionale, la gente crederebbe che è in atto un colpo di stato. Pertanto le canzoni tradizionali vengono presentate solamente in orari precisi della giornata e da persone che, non conoscendole nemmeno, leggono i testi come se traducessero una lingua straniera. Per questo motivo, nessuno ha pensato di analizzare la musica tradizionale, come hanno fatto con la musica classica. Perciò le maestre di musica a scuola, durante i festeggiamenti del 25 Marzo (anniversario della rivoluzione contro l’impero ottomano), suonano una canzone tradizionale al ...pianoforte!

In Grecia, il dogma “apparteniamo all’Occidente”, ha trovato nella musica la sua più completa applicazione. Solo che, in nessun modo, si può pensare che la musica greca possa appartenere alla musica occidentale. Al contrario, è chiaramente parente di quella bizantina, turca ed araba, come di altre che hanno molti elementi di base in comune con essa. Tutte provengono dalla musica greca antica ma la musica occidentale, da un certo punto in poi, ha seguito una sua strada totalmente diversa. Dall’altra parte, i popoli del mediterraneo, hanno proseguito sulla strada indicata dai greci antichi. Così, ogni tentativo di europeizzare la musica tradizionale greca, non è un suo arricchimento o variazione ma una distruzione dalle fondamenta, perchè colpisce la sua stessa particolarità ed i valori di base sui quali è stata creata.

In contemporanea ai greci antichi, altri popoli (dell’India), avevano dato avvio allo studio della musica e alla costruzione di strumenti. I Greci, però, erano quelli che hanno creato una teoria della musica, basata sui rapporti matematici tra gli spazi del suono. I Bizantini, gli Arabi, i Turchi, i Persiani ed anche gli occidentali, hanno accettato, come base dei loro sistemi musicali questa stessa teoria. Così, per 2000 anni, i popoli che vivevano intorno al Mediterraneo hanno sviluppato, ognuno, la propria identità musicale, ma sulle basi date dalla Grecia antica. Infine, dal XVI secolo in poi, la musica dell’Europa centrale, ha costruito e seguito una propria strada, completamente diversa, che padroneggia su tutte le creazioni musicali contemporanee.

Per questo motivo la musica tradizionale greca, in nessun modo, trova posto nei meandri della musica occidentale: perchè è la continuazione del sistema musicale della Grecia antica. Non sarebbe stato possibile diversamente, visto che le influenze principali che il popolo greco ha subito, nel suo sviluppo musicale, erano due: da una parte, gli inni bizantini della Chiesa Ortodossa, dall’altra, la musica strumentale e cantata dei Turchi, degli Arabi e degli altri popoli vicini. Questi sistemi musicali hanno caratteristiche comuni, vista la comune provenienza: la teoria della musica greca antica che si basa sul teorema di Pitagora. Esamineremo di seguito, forse semplificando un pò, alcune delle caratteristiche della musica greca in confronto a quelle della musica occidentale.

La musica greca è monofonica. Eccezione che conferma la regola è la musica delle Isole dello Ionio relativa agli ultimi due secoli, ciòè dovuto all’influenza italiana. Nel Nord Epiro, si conserva ancora un modello polifonico nelle canzoni, qualcosa come il “ghiodeln” tirolese. La provenienza di questo carattere, è un mistero etnologico. L’unico accompagnamento che permette la pura musica tradizionale, è “l’isso”, cioè un suono continuo nella tonalità o nella sottotonalità della melodia (come nella canzone), oppure nello spazio di quarta o quinta (come nella “lira”), spazi che sono comuni in ogni sistema musicale. Cioè, non esiste l’accompagnamento armonico come nella musica occidentale.

Ma anche la scala musicale, sulla quale si suona la melodia, è diversa. La musica greca segue variazioni della scala naturale, mentre l’occidentale quelle della scala costruita, “sigherasmeni”. La scala “sigherasmeni” accetta la divisione dell’ottava in 12 parti uguali, i semitoni. Così, la misura delle note non ha analogie e di conseguenza gli spazi che si creano non sono uguali. La scala occidentale, ha due tipi di spazi, toni e semitoni, mentre la scala naturale ha una varietà di spazi. Questo è il motivo per il quale, la musica greca non può essere suonata perfettamente al pianoforte, alla fisarmonica, alla chitarra e con quegli strumenti che danno note costanti e prestabilite sulla scala occidentale. Il clarino appartiene a questa categoria, perciò il bravo suonatore di clarino, “lecca le note”, cioè cerca di farle avvicinare di più alla scala naturale, alla quale è abituato.

Un’altra caratteristica, che oggi è presente solamente nella musica tradizionale araba, è che la scala è mobile, cioè non interessa la tonalità di ogni suono ma solo lo spazio tra due suoni. Nella musica occidentale, ogni nota ha una tonalità severamente precisa, perciò tutti gli strumenti si accordano con il diapason, il quale dà una precisa frequenza di vibrazioni, al secondo. Nella musica orientale, questo non serve, lo strumento si accorda in qualsiasi tonalità, preferibilmente sulla voce del cantante. Si può vedere come la musica orientale, lasciando da parte la polifonia, dà importanza “all’addobbo” della melodia, lasciando maggior libertà alle questioni della tonalità e degli spazi musicali.

Simile libertà esiste anche nella questione del ritmo. Nella musica orientale, abbiamo una grande varietà di ritmi irregolari (a cinque, a sette, a nove e mezzo, a undici ecc.), che raramente si vedono nella musica occidentale. La musica orientale e con essa naturalmente anche la greca, utilizza molto spesso dei ritmi non periodici, come per esempio nelle canzoni “da sedia”. Gli ascoltatori contemporanei delle città, però, hanno perso la capacità di apprezzare ritmi cosi liberi. Anche nei ritmi periodici, cioè nelle canzoni che accompagnano le danze, la periodicità non è quella comune. L’arte del suonatore dello strumento (e specialmente del “dauli” e “tubeleki”, percussioni), si vede dalla sua capacità di variare il ritmo, se è possibile, in ogni metro musicale. Questo ha un’enorme importanza per il danzatore perchè ha la possibilità di “conversare” con il musicista e di arricchire la sua danza con figure. Si può osservare, nei danzatori molto bravi, come questi costruiscano la loro danza sul ritmo, mettendo il piede un pò prima o un pò dopo la battuta del tamburo. Si tratta di millesimi di secondo e, a causa di questo, danno la sensazione di “volare” o di “scivolare” sul terreno.

Un’altra caratteristica della musica orientale sono i “makamia”, le strade o i modi degli antichi. I makamia corrispondono alle scale musicali della musica europea, sono, cioè, delle serie di spazi messi in un determinato ordine e con suoni precisi. Oltre, però, al loro lato tecnico, che si esprime come una struttura vaga, i makamia esprimono delle dimensioni molto varie, impensabili per un musicista europeo. Un makami è così disegnato e costruito da provocare, nell’ascoltatore, un determinao umore. Questo si raggiunge con una serie di spazi musicali, di diversa durata tra loro, disposti in modo da favorire la trasmissione di una carica emotiva. Ancora di più, per un ascoltatore sensibile, un makami può significare un momento della giornata, un periodo dell’anno, un luogo oppure un evento vissuto. Nella musica araba sono stati catalogati più di 70 makamia mentre, nella musica greca, se ne sono salvati pochi.

Questa introduzione aveva un duplice scopo. Primo, quello di dimostrare che la musica tradizionale greca fa parte di una famiglia totalmente diversa da quella europea, al punto che ogni paragone al sistema europeo, la tradisce ed impoverisce. Secondo, quello di chiarire che la musica orientale non è né semplicistica né superata, in confronto alla musica europea, ma di uguale valore.

Se la musica occidentale (classica o leggera), oggi è arrivata al punto di dominare le scene, non è a causa di una sua superiorità su quella orientale, ma solo perché essa è l’espressione musicale di una società industriale, tecnologicamente più avanzata. La società industriale ha imposto, su scala mondiale, un nuovo modo di vita, fondamentalmente contrario al modo di vita caratteristico delle società tradizionali locali. Di fatto, anche la musica di questa società industriale ha espulso dal suo posto la musica tradizionale e la danza della società industriale ha scacciato la danza tradizionale. Questo, però, non significa che esista una “superiorità” delle espressioni della società industriale rispetto a quelle delle società tradizionali. Questo è qualcosa che noi, che viviamo, in una società industriale, purtroppo, spesso dimentichiamo.

 http://www.danzegreche.it/musica.html

Fai parlare il tuo corpo. Ha tanto da dire!

Fai parlare il tuo corpo. Ha tanto da dire!


Balliamo per divertirci, per sfogarci, per sedurre ed essere sedotti,per far piovere (la danza della pioggia!), per avvicinarci a Dio, per comunicare, per esibirci, per rilassarci, per stordirci, per mimare un combattimento, per raccontare una storia,
per invocare la fertilità (della terra e della donna), per stare insieme e perfino per dimagrire.

Ballare le ..tradizioni significa riconoscere le nostre radici che sono la base
del nostro futuro.

 

'Άφησε το κορμί σου να μιλήσει. Έχει πολλά να πεί!


Χορεύουμε για να διασκεδάσουμε, για να ξεθυμάνουμε, για να γοητεύσουμε και να γοητευτούμε, για να βρέξει (ο χορός της βροχής!), για να πλησιάσουμε τον Θεό, για να επικοινωνήσουμε, για να επιδείξουμε, για να ηρεμήσουμε,
για να ζαλιστούμε,  για να μιμιθούμε μία μάχη, για να διηγηθούμε μία
ιστορία, για να καλέσουμε την γονιμότητα (της γης και της γυναίκας),
για να είμαστε με τους άλλους μέχρι και
για αδυνατίσουμε.

Να χορεύουμε τις ..παραδόσεις
σημαίνει αναγνωρίζουμε
τις ρίζες μας που είναι
οι βάσεις του
μέλλοντός μας.

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