IL VOLO - O'MELISSOKOMOS

Addthis

 

IL VOLO

Titolo originale: O'MELISSOKOMOSNazione: FRANCIA, GRECIA, ITALIAAnno: 1986Genere:DRAMMATICODurata: 140Vietato: 14 anniColore: CProduzione:THEO ANGELOPOULOS, GIUSEPPE COLOMBO, ENZO RISPOLI, PER GREEK FILM CENTER, ATENE - MK 2 PRODUCTIONS PARIS - I.C.C., ROMADistribuzione:CIDIF (1988) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (EFFETTO CINEMA).Regia:Theo AngelopoulosCast:Marcello Mastroianni (SPIROS)Nadia Mourouzi (LA RAGAZZA)Jenny Roussea (LA MOGLIE DI SPIRO)Serge Reggiani (UOMO MALATO)Dinos Iliopoulos (AMICO DI SPIROS)Jannis ZarvadinosNikos KourosVassia PanagopoulonSoggetto:Theo AngelopoulosTonino GuerraDimitris NollasSceneggiatura:Theo AngelopoulosTonino GuerraDimitris NollasMontaggio:Takis YannopoulosScenografia:Mikes KarapiperisFotografia:Yorgos ArvanitisMusiche:Eleni Karaindrou


Trama

Spyros, un uomo di mezza età di origine contadina, fa il maestro elementare in una cittadina greca dove si è trasferito con la famiglia. Dopo le nozze della figlia avverte l'acuirsi di un forte disorientamento che lo spinge, senza alcuna apparente spiegazione, ad abbandonare la famiglia e la scuola e a ritornare alla terra per esercitarvi il mestiere di apicoltore, come il padre e il nonno. Carica le sue arnie su un furgone e si mette in viaggio, alla ricerca di un terreno fiorito, dove le api possano vivere a proprio agio e produrre abbondante miele. Dopo una breve sosta di rifornimento, risale in macchina e trova una ragazza giovanissima rannicchiata sul sedile accanto, che gli chiede un passaggio. La ragazza scende sull'imbrunire. Trascorsa la notte in un motel, Spyros deve constatare che la ragazza ha passato la notte all'addiaccio, probabilmente in attesa di avere da qualcuno un altro passaggio. Senza una parola, la fa risalire in macchina e riprende il viaggio. In seguito la perde. Se la ritrova accanto all'improvviso, e trascorre con lei la notte in uno squallido alloggio, del tutto sordo alle sue disinibite profferte. Va a collocare le arnie. Incontra amici di un tempo, invecchiati e prossimi alla fine. Perde di vista la ragazza una seconda volta; va a riprendersela in maniera perentoria e sbrigativa: cede alla passione in forma teatrale; celebra con lei l'inizio di una simbolica festa di nozze, e subito se la vede fuggire definitivamente. Riprende il viaggio e, salutati gli amici e la moglie, s'incammina verso le arnie, libera le api e si lascia morire straziato dalle loro punture.


Critica

"'Il volo', opera 7 di Theo Anghelopoulos, è un film cupo e suonato su una corda sola. Il regista di 'Il viaggio' ha abbandonato i temi politici, il piano sequenza e la regia come coreografia, ma non la vena metaforica. Ha scelto di concentrarsi sul personaggio di Marcello Mastroianni nuovamente chiamato come ai tempi di 'La dolce vita' e 'La notte' a incarnare il vuoto dell'esistenza. (...) Anghelopoulos ci confida com'è difficile, al giorno d'oggi, trasformare in cinema l'esistente, esattamente come Spiros non riesce a imitare le sue api trasformando in miele i fiori del sentimento. Non è un'ape, guidata dall'istinto, è un apicoltore: ovvero, nel gran teatro della natura, un regista.
'Il volo', considerato troppo lungo e passato senza trarne vantaggio dalla Mostra di Venezia dell'86, arriva ora, sugli schermi in un'edizione leggermente ridotta dello stesso regista." (Tullio Kezich, 'Repubblica' , 1 luglio 1988)

"Era quasi inevitabile, era una specie di necessità o fatalità estetica, che i due finissero per incontrarsi: Marcello Mastroianni, l'attore più pigro del mondo, l'interprete più naturale della rilassatezza mediterranea, e Theodor Anghelopulos, il celebre regista greco dei piani-sequenza interminabili e dei carrelli lentissimi, colui che vede la vita come un vecchio slow e che prima di cambiare inquadratura ci pensa su mezz'ora. (…) 'E' Mastroianni l'elemento portante di tutto il film, presente in ogni inquadratura. Lavoro sul suo volto e tutti gli altri personaggi restano in secondo piano. Non ci sono più quegli effetti di coralità che ho spesso adottato nei miei film. In ogni caso è una sfida con me stesso, una scommessa. Mi sento ancora un poco estraneo a questa mia nuova maniera. Ma anche felice.' dice Anghelopulos.". (Alberto Farassino, 'L'Espresso')

"In attesa di vedere a Venezia 1988 'Paesaggio nella nebbia', esce sul mercato, due anni dopo la mostra 1986, il settimo e penultimo Anghelopulos, 'O melissokomos', ossia l'apicoltore, ribattezzato 'Il volo', è la cronaca di un lungo viaggio verso la morte. (…) Tutto lo sfondo di questo road movie che percorre la Grecia dall'Epiro al Peloponneso è di grande suggestione, grazie anche alla fotografia di Giorgios Arvanitis. Come in ogni regista che conta, la bellezza visuale non è mai decorativa, esterna: è la materia stessa della narrazione. Marcello Mastroianni regge tutto il film sulle sue spalle. Sembra che non faccia niente, ed è grande." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 26 agosto 1988)

COMMENTO

 

Grecia.

Spyros getta lo sguardo oltre la finestra.

Un sogno di luce bianca. La curva della strada. Il tempo che muore, sopra il marciapiede. Tutto questo vedono i suoi occhi stanchi.

Gli alberi sono spogli. La primavera, a volte, è questione di fortuna. La pioggia di marzo è un invito alla fuga.

Lasciare il velo della sposa, i calici macchiati di rossetto, gli avanzi del pranzo nuziale. Deve. Lasciare tutto e seguire lo sciame, la fede di chi lo ha messo al mondo. Perdere i muri sbrecciati delle case, l’altra sponda del fiume, dove le voci non arrivano.

Spyros carica le arnie sul furgone, trattiene le lacrime, accende un’altra sigaretta. Parte. Maestro elementare, apicoltore, artigiano del dolore in volo verso un prato fiorito, se esiste. La notte accartocciata nel cestino dei rifiuti di una tavola calda. I suoi simili, smarriti come stranieri in città, resterebbero se avessero più vento e più soldi nelle tasche.  Uno si dichiara stanco, un altro ride, un altro ancora finge di non sapere. La strada li chiama, ma nessuno conosce i loro nomi.

Lei è molto giovane. Non sa che sentirsi vivi costa e che non basta una vita per saldare il conto. Lui le dice che non la porterà lontano. A lei non importa più di tanto. A lei basta andare via, per sentire gli anni che ha, per sprecare altre occasioni. Si perderanno di vista, per poi ritrovarsi in un’altra città, in un altro silenzio.

Spyros ha due fratelli, compagni di giochi e di abbandoni. Il furgone va dove il cuore dice di andare. Uno vende elettrodomestici, l’altro si è perso negli appuntamenti con la storia e sta morendo in un letto d’ospedale.

Le dita dell’infermo battono sul comodino. Spyros presta la sua voce a quel ticchettio disperato:

La prima volta era un giorno raggiante di sole. Eravamo ciechi per immensità di luce. Di noi nessun desiderio rimaneva celato. Un’ombra, lontano, cercavamo invano.

Parole sbiadite come i contorni di un sogno. Spyros non sorride più.

Vedere il mare, ancora una volta, è una promessa strappata e poi mantenuta. Vedere le onde danzare. Ingaggiare un duello con la sabbia bagnata. Scolarsi una bottiglia di vino rosso e avere ancora sete. Gridare  ai passanti distratti, alla città in fiamme, che si poteva cambiare, che si poteva anche non morire, che si poteva volere di più. Fa freddo. Un tempo non si salutavano così.

Poi di nuovo lei, seduta al tavolino di un bar. Lui sfonda la vetrina. Apre un varco. La trae in salvo. Assesta un colpo al suo cuore vergine.

Spyros inizia un po’ a morire.
Amore impossibile, che dura il tempo di un bacio su una ferita sanguinante. Amore da consumare in fretta, prima che passi il treno, mentre passa il treno. Lasciami andar via – lei gli dice – insieme a te potrei sfiorire. Insieme a te potrei dimenticare.  Lasciami andar via – lei gli dice – la pioggia è pioggia, il miele è pioggia e i tuoi silenzi fanno male, fanno amare male.

Un addio, l’ultimo.

Poi la danza sfrenata delle regine. Vederla finalmente, e capirla, un attimo prima di legare il respiro alla terra.