FESTE IN GRECIA

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FESTE IN GRECIA

 

Sono molto felice di trovarmi fra di voi e sento profondamente il bisogno di ringraziare l’Associazione Trieste – Grecia che mi da’ l’occasione di parlare degli usi e costumi in Grecia. A questo punto dovro’ dire che prenderemo in esame quest’argomento utilizzando come asse di riferimento le stagioni dell’anno e non il ciclo del calendario dal momento che il calendario ora vigente in tutti i Paesi europei proviene dall’Oriente da dove fu tramandato ai Romani che lo diffusero poi in tutta Europa. Prima che il calendario accompagnasse la vita dei vari popoli non esisteva un’unica percezione dell’inizio e della fine del tempo. Tale diversità deriva dal fatto che gli antichi si dedicavano principalmente alla coltivazione dei campi la quale dipendeva strettamente dal corso del sole che veniva concepito come fonte di luce e di vita. In un passato ancora più remoto, quando la maggior parte della popolazione era dedita all’allevamento, l’inizio del tempo veniva fissato nel momento in cui il gregge usciva per andare a pascolare in montagna. Il fatto che l’occupazione preminente fosse l’allevamento costituì un fattore così importante che ancor oggi la gente divide il tempo in due principali periodi: quello estivo e quello invernale. Il primo inizia con la festa di San Giorgio (23 aprile), quando i pastori lasciano il luogo in cui hanno trascorso l’inverno e conducono il loro gregge a pascolare in montagna. Per questo motivo ritengono San Giorgio il loro protettore. Il secondo periodo inizia il 26 ottobre con la festa di San Demetrio, quando il gregge viene ricondotto in pianura per trascorrere l’inverno. In seguito, sia nei canti che in altre manifestazioni, i vari popoli iniziarono a distinguere le quattro stagioni dell’anno, anche se il loro inizio e la loro fine non veniva percepita secondo il metro del calendario. Da questo punto cominciamo a classificare e a descrivere le feste che ricorrono nei vari periodi dell’anno.

 

 

 

A.   FESTE INVERNALI

 

1. San Demetrio (26 Ottobre)

San Demetrio è il patrono di Salonicco, città da cui egli proveniva e in cui subì il martirio nel 306 d.C., all’epoca dell’imperatore Galerio. La chiesa a lui dedicata, superba basilica del quinto secolo in cui la sua santa reliquia viene conservata in un’urna sacra, era, come si dice, “il luogo di purificazione di tutti i Cristiani”.

In relazione alla festa di San Demetrio, negli ultimi anni, il significato nazionale si accompagna a quello religioso dato che la liberazione della città dai Turchi avvenne proprio in questo giorno. Da quel momento la memoria del Santo si festeggia con grande magnificenza. Tuttavia nessuna città della Grecia è priva di una chiesa a lui dedicata ed il suo nome è fra i più comuni in Grecia.

Dal momento che in questo periodo il vino ha già terminato il processo di fermentazione ed è pronto per essere assaggiato, questa prima grande festa della stagione invernale viene celebrata da ogni parte con una ricca varietà di cibi e bevande. In particolare per i lavoratori della terra, cioè per gli agricoltori e gli allevatori, la festa di San Demetrio rappresenta, come abbiamo detto, uno stadio importante nei loro lavori e, più in generale, nella loro vita. Da questo momento inizia il periodo invernale: cessano gli accordi contratti durante l’estate e se ne stipulano di nuovi per l’inverno. Comunque, l’inverno non si affaccia tanto presto in Grecia: in questo lasso di tempo esiste la cosiddetta “breve estate di San Demetrio” con i suoi bei crisantemi. La neve e il gelo sono ancora lontani: la terra viene arata e il contadino ara e semina. Tuttavia, dal giorno della festa di San Demetrio ogni cosa preannuncia l’avvicinarsi dell’inverno e ci si deve rifornire di provviste per il periodo invernale. Come all’inizio di ogni nuovo periodo dell’anno così anche in questo momento i contadini, con atti e voti simbolici, cercano di assicurarsi una buona annata per quanto riguarda il raccolto.

2. I Santi Arcangeli (8 Novembre)

Gli abitanti di Ainos, in Tracia, non lasciano le loro scarpe fuori di casa, come d’abitudine, la sera della festa dei SS. Arcangeli ma le portano dentro, affinché l’Arcangelo Michele, non vedendo le scarpe, non si ricordi di loro e li strappi alla vita.

 

3. San Minas (11 Novembre)

 Dall’etimologia della parola (Minàs – minò = mostro, esibisco) si ritiene che il Santo mostri gli oggetti rubati e più in generale quelli persi e perciò lo invocano principalmente i pastori, al fine di rintracciare le pecore smarrite o di proteggerle dalle fauci del lupo. Questa è una grande festa per i pastori. In questo giorno le loro mogli non aprono le forbici, ma le legano con un filo affinché le fauci del lupo restino chiuse. Tale azione viene estesa anche alle brutte bocche del paese che vengono legate nel modo seguente:

Una donna prende un pezzo di panno, un ago e il filo e inizia a cucire davanti ad altre donne. Cucio, cucio, dice. Le altre le chiedono: “Cosa cuci?”  E lei risponde: “Cucio la bocca”.

 

4. Sant’Andrea (30 Novembre)

Sant’Andrea è il patrono di Patrasso, città in cui la sua memoria viene celebrata in modo solenne. Dall’etimologia della parola (Andhreas – andhrios, andhrièvome) si ritiene che da questo giorno il freddo inizi ad essere più intenso, che la notte diventi più lunga e che il Santo faccia crescere ciò che si è seminato. Per favorire la crescita di ciò che si è seminato e la fertilità i contadini, come anche durante la festa della Presentazione della Vergine, cuociono mais e granoturco assieme e li portano in chiesa dove il sacerdote li passa in rassegna: il fatto che Dio li benedica e che diventino di più porta bene. Li distribuiscono nelle case affinché cresca cio che si è seminato (Epiro).

 

5. Santa Barbara (4 Dicembre)

Si ritiene che protegga i bimbi dal vaiolo. Se si pensasse al male che in altri tempi questa malattia faceva ai bimbi (ne abbruttiva il loro volto per tutta la vita), si capirebbe quanto la Santa fosse venerata nel passato, quando il vaccino non era ancora noto. A lei venivano offerti  una ciambella col miele o dolci e un’impasto di grano che viene chiamato con il nome della Santa (Barbara) e viene preparato in un modo che presenta molti elementi antichi.

 

6. San Nicola (6 Dicembre)

Dalla prima settimana di dicembre l’inverno inizia ad essere rigido, come dichiara anche il seguente detto: “San Nicola arriva carico di neve”. In questo periodo inizia il cattivo tempo e sui mari scoppiano tempeste da tutte le direzioni. Forse per questo motivo San Nicola, che si festeggia in questo periodo dell’anno, viene venerato così tanto, dal momento che – e non se ne conosce il motivo – è stato considerato protettore dei marinai. Per il popolo San Nicola non è il noto metropolita di Mira, in Asia Minore, ma qualcuno che esercitava la professione di marinaio. Lo rappresentano come tale anche i pittori di immagini sacre. Secondo le tradizioni popolari, i suoi vestiti sono sempre bagnati di acqua salata, la sua barba stilla acqua di mare, la sua fronte è sudata per lo sforzo di arrivare sempre in tempo e di aiutare le navi che stanno per essere inghiottite dai flutti. Sono moltissimi i racconti sui suoi miracoli.

San Nicola è signore dei venti e delle tempeste. Per questo motivo i marinai gli offrono in voto qualcosa, lo supplicano e lo pregano. La sua immagine non manca in nessuna nave greca, grande o piccola che sia. Quando sono in viaggio, i marinai di Chios prendono un po’ dei dolci di grano che inviano in Chiesa il giorno di San Nicola. Qualora li sorprenda la tempesta, essi li spargono in mare e dicono: “San Nicola, fa cessare la tua furia!” E subito dopo termina la tempesta.

La fede nella potenza miracolosa del Santo lo ha reso amato fra il popolo. Molte sono le chiese a lui dedicate, specialmente sulle isole e presso il mare e le sue immagini sono piene di dediche (immagini d’argento di navi) che sono frutto dei voti di coloro che si sono trovati nel pericolo.

 

7. San Spiridione (12 Dicembre)

San Spiridione viene venerato in principal modo a Corfù, dove si trova anche la sua reliquia. In quest’isola viene organizzata tre volte l’anno una solenne processione in suo onore (con la partecipazione delle corporazioni professionali, delle bande ecc.). Si crede che San Spiridione esca molte volte dalla sua chiesa e vaghi per il mare e la terraferma per far del bene ed aiutare coloro che lo invocano. Per questo motivo egli consuma le proprie scarpe le quali ogni tanto devono essere cambiate.

Secondo una tradizione propria di Corfù il Santo viene raffigurato nel momento in cui dà la caccia  alla peste. Dal significato etimologico del suo nome si crede che egli curi sia i foruncoli che il vaiolo. Per questo motivo nel giorno della sua festa i fedeli gli portano in chiesa dolci di grano bollito. Egli cura anche il dolore delle orecchie e sono degne di nota le relative usanze terapeutiche.

 

 

B. LE FESTE DEL TEMPO DI NATALE

 

Dalla vigilia di Natale fino all’Epifania, secondo la credenza popolare, vengono i Calicànzari a molestare le persone, evidentemente perché Cristo non è stato ancora battezzato. Ma chi sono i Calicànzari? Sono demoni particolari che si presentano solo in questo periodo di dodici giorni. Essi vengono dalle viscere della terra. Per tutto l’anno tentano di tagliare a colpi di scure l’albero che sorregge la Terra, ma quando sono sul punto di abbatterlo arriva Cristo che in un solo momento lo rimette in piedi e allora i demoni si riversano sulla Terra e molestano le persone.

Il popolo immagina che tali demoni siano di forme svariate. Per alcuni essi sono come gli uomini. Essi sono, però, tutti neri, brutti e molto alti. Inoltre indossano scarpe di ferro. Per altri sono nerastri, hanno gli occhi rossi, le gambe a guisa di capro, le mani simili a quelle della scimmia e il corpo tutto peloso.

Secondo Nikólaos Politis, padre del folklore greco, questi demoni sono stati creati dalla mitologia neogreca. I travestimenti che avvenivano in questo periodo hanno dato adito alla creazione di questi demoni, dal momento che i travestiti infastidivano e impaurivano, in vari modi, gli uomini. Tuttavia sono diversi gli elementi che si riferiscono all’origine, alla forma e all’azione di questi demoni. Il fatto che essi provengano dalle viscere della Terra, dove rimangono per tutto il resto dell’anno, il fatto che si manifestino in diverse forme, e molte volte come esseri molto pelosi, il fatto che facciano chiasso, si aggirino dappertutto, saltino, ballino e più semplicemente molestino gli uomini – anche se non fanno del male – e il fatto che lordino le pietanze fa sì che sia molto probabile che essi siano posti in correlazione con i morti che, secondo la credenza popolare, in una determinata epoca ritornano, per un breve lasso di tempo, nel mondo dei vivi. Questa versione viene rafforzata dalla credenza degli abitanti di Fàrassa, città della Cappadocia, riguardo ai morti. I Farassioti credono che in questo periodo dell’anno i morti vaghino di notte per le strade ed entrino nelle case attraverso i camini e perciò, per andarsene, bruciano nel fuoco l’incenso. Essi vengono immaginati come esseri di colore nero che indossano stracci e che rientrano nelle viscere della Terra l’8 gennaio. Così i demoni che si affacciano nel mondo in questo periodo di dodici giorni sono proprio le anime degli Inferi che, come credevano gli antichi Ateniesi, durante la festa delle Antisterie, quando la porta degli Inferi era aperta, ritornavano nel mondo e in diversi modi infastidivano gli uomini, per esempio lordandone le pietanze. Solo all’Epifania, con la benedizione delle acque, gli uomini vengono liberati dall’influenza dei demoni i quali si affrettano a scomparire dal mondo. Il fatto che il sacerdote benedica le acque li incita ad andarsene. Quando partono, dicono fra di loro: “Andate via che noi partiamo, dal momento che è giunto quel diavolo di un sacerdote che benedice le acque.”

 

1. Natale

I festeggiamenti in relazione al Natale hanno inizio dalla vigilia. In questo giorno i ragazzi si riversano, già all’alba, sulle strade per portare nelle case l’annuncio della grande festa. Bussano alle porte con dei colpi ritmati di bastone e cantano le canzoni natalizie. La porta si apre: i ragazzi sono ben accolti dappertutto.

Queste nenie natalizie (in greco càlanta), sono canti augurali che contengono lodi per il padrone e la padrona di casa e per gli altri membri della famiglia, come anche auguri speciali per ognuno di loro. Tuttavia prima si canta la vecchia canzone natalizia: “Buonasera signori, se volete, permettetemi di annunciare alla vostra casa la nascita di Gesù Cristo. Cristo nasce oggi nella città di Betlemme, esultano i cieli, gode tutta la terra ecc.”

Oltre a questo componimento in lingua dotta vi sono anche canti chiaramente popolari che si riferiscono alla nascita di Gesù Cristo, come il seguente che viene cantato in Tracia: “Cristo nasce e splende come il sole, come la luna piena come un giovane prode…”

La padrona di casa dona ai ragazzi ciambelle e castagne o noci. Poi essi se ne vanno per bussare ad un’altra porta, per fare gli auguri di Buon Natale ad un'altra casa. Tuttavia nel caso che la porta non si aprisse e i ragazzi ne rimanessero dispiaciuti, questi ultimi intonano un canto che non loda assolutamente il padrone di casa. Eccone un esempio: ‘Signore mio, nel tuo mantello ci sono mille migliaia di pidocchi, alcuni partoriscono altri pidocchi, altri covano, altri raccolgono uova ecc.”

Come ci mostra il primo canto di Natale che abbiamo presentato, il popolo festeggia la nascita di Cristo come se si trattasse della nascita di un bambino qualsiasi. La Madonna viene immaginata come una puerpera e la tavola di Natale come la tavola della Madonna. In alcuni luoghi, come a Zagori, paese dell’Epiro, durante la notte di Natale, si fanno frittelle con noci pestate che vengono denominate “le frittelle del neonato”. A Cipro, le fette biscottate che si fanno a Natale vengono denominate “cùmula”, come le fette biscottate che vengono offerte a coloro che fanno visita alla puerpera.

Tutto ciò che abbiamo riferito intorno alla festa del Natale non basta a farci capire tutte le usanze dei nostri giorni riguardo alla tavola e al focolare domestico. Molte di queste tradizioni sono simili a quelle che si osservano a Capodanno: sono nel vero senso della parola usanze che si rispettano a Capodanno e si spiegano dal fatto che dal quarto secolo il 25 Dicembre è stato stabilito come il giorno natale di Gesù Cristo e allo stesso tempo come l’inizio dell’anno. Così, in questi festeggiamenti, furono comprese anche molte tradizioni del Capodanno romano che rimasero anche dopo il ripristino dell’inizio dell’anno all’1 gennaio. [1]

In un giorno così solenne, in cui si siedono attorno a un tavolo tutti i membri della casa, è naturale che tornino alla memoria i cari defunti. A questo fatto sono dovute anche le offerte ai morti e le visite al cimitero. Per quanti siano i cibi della tavola di Natale – e sono molti, di nove tipi diversi in Tracia – indispensabili sono sia i fagioli sia il brodo di grano bollito dei quali ciascuno prende tre cucchiai dal momento che alla vigilia di Natale è tradizione cuocere insieme diversi legumi e semi.

 

2. Capodanno

Come alla vigilia di Natale, così anche alla sera della vigilia dell’Anno Nuovo i ragazzi, ma anche gli adulti girano di casa in casa e cantano i canti tradizionali. Da una parte tengono in mano una mela o un’arancia, dall’altra una nave di carta con strisce fatte dello stesso materiale o una stella; di solito, però, tengono in mano un ramo fresco di corniolo o di un’altra pianta dal legno duro, con il quale battono gli abitanti della casa sulla schiena mentre intonano qualche canto augurale. Questo rito si ripete anche la mattina di Capodanno e viene accompagnato da atti simbolici che hanno lo scopo di assicurare la felicità della casa per l’anno che viene. Tali azioni sono l’attizzare del fuoco e lo spargimento del grano e dell’orzo nel cortile ecc. Le donne di casa fanno doni ai ragazzi e offrono loro ciambelle, dolciumi, frutta secca, monete che nel Ponto e in Cappadocia vengono poste dentro a una mela, come voleva la tradizione bizantina.

Tuttavia, il piatto speciale che imbandisce la tavola di Capodanno è la vassilòpitta (= panettone di Capodanno). Dal taglio di questo dolce si saprà quale sarà la sorte della famiglia e chi sarà il fortunato della casa per l’anno a venire il quale sarà colui che mangerà il pezzo che contiene la moneta d’oro o d’argento. Mentre ad Atene ed in altre grandi città la vassilòpitta è una tradizionale brioche in cui dopo la cottura viene posta la moneta d’oro, nei paesi di campagna la vassilòpitta viene impastata con farina, zucchero e aromi e viene farcita in diversi modi. In determinate zone tali decorazioni vengono chiamate “lettere”.

Il taglio di questo dolce viene fatto in modo solenne dal capofamiglia. Egli taglia la torta osservando l’ordine sancito dalla tradizione: in primo luogo taglia il pezzo dedicato a San Basilio, poi quello dedicato alla casa e ai membri della famiglia; non dimentica gli animali della sua stalla e i suoi poderi, qualora possieda campi, vigneti, mulini ecc. Non dimentica nemmeno i poveri: anche per loro c’è un pezzo di torta. A Methoni, per esempio tagliano la torta e pongono tutti i pezzi in un tovagliolo. Poi i pezzi vengono presi ad uno ad uno. Prima viene preso il pezzo dedicato alla casa, poi quello dedicato alla barca o al caicco, qualora esso venga posseduto dal capofamiglia, poi quello dedicato al mendicante e poi quello dedicato al padrone di casa. Chi troverà la moneta nel suo pezzo sarà ritenuto il fortunato dell’anno.

In alcuni posti le porte e le finestre vengono lasciate aperte e ogni persona – che si conosca o meno – viene ben accolta nella casa. Esiste il proverbio: “Qui è Natale?” il quale si riferisce a coloro che lasciano aperte porte e finestre negli altri giorni dell’anno.

 

3. Epifania

Per chi professa la religione cristiana il Battesimo di Gesù riveste un’importanza significativa dal momento che simboleggia la rigenerazione dell’uomo. Per questo, fino al quarto secolo, i Cristiani, contrariamente ai pagani, festeggiavano l’inizio dell’anno in data 6 gennaio dal momento che in questo giorno venivano celebrati sia il Battesimo di Gesù sia l’Epifania.

L’Epifania – in Grecia viene comunemente chiamata Festa delle Luci – è una grande festa per il popolo dal momento che le acque vengono benedette e i demoni se ne vanno. Per i contadini di alcune zone della Macedonia Occidentale l’Epifania rappresenta la più grande festa dell’anno e ogni nuovo vestito viene indossato per la prima volta in questa occasione, affinché venga “illuminato”.

La benedizione delle acque avviene inizialmente in chiesa durante la vigilia dell’Epifania e viene denominata “prima benedizione o illuminazione”. In seguito il sacerdote, che in questa circostanza porta la Croce, fa visita a tutte le case e “benedice o illumina”, cioè con un ramoscello di basilico sparge acqua in tutte le stanze della casa. Tale rito viene ripetuto nei poderi e nelle fontane. Le donne e le ragazze approfittano di questa circostanza per perseguire propri fini. A Smirne, per esempio, la ragazza che voleva sposarsi entro l’anno, piantava il basilico a maggio e cercava di conservarlo fino all’Epifania, quando venivano i sacerdoti per benedirlo. In quell’occasione ne tagliava un ciuffo, lo dava al sacerdote e prendeva quello che egli teneva in mano lo conservava fra le immagini sacre. Qualora ci fosse riuscita, si sarebbe spostata entro l’anno.

Anche durante la vigilia dell’Epifania i ragazzi girano per le case intonando canti tradizionali: “Oggi è Epifania e viene impartita la benedizione, oggi è un giorno di grande gioia per il Signore, oggi la nostra Signora, la Madonna ecc.”

Tali tradizioni si osservano la vigilia dell’Epifania. Comunque, la solenne benedizione viene impartita il giorno dell’Epifania. In questo giorno si osserva il rito dell’immersione della Croce nel mare o in un fiume o in una cisterna d’acqua. Tutto ciò è accompagnato da una grande processione alla cui testa ci sono il labaro rappresentante i Serafini e i sacerdoti vestiti dei paramenti sacri. La processione si snoda dall’atrio della chiesa e si dirige verso il mare. Nelle città la cerimonia assume grande solennità dal momento che la processione viene seguita non solo dai semplici cittadini, ma anche dalle autorità del luogo e viene accompagnata dalla musica e da una parata militare. Al momento della benedizione, il sacerdote getta in mare o in un fiume la Croce e dei volontari si immergono nelle fredde acque e gareggiano al fine di trovare la Croce e di riportarla in superficie. Colui che riuscirà in quest’impresa avrà in seguito l’onore e il diritto di portarla in giro per la città e di ricevere la mancia da parte dei presenti.

 

  C.   FESTE DI PRIMAVERA

1. Carnevale

Il Carnevale è in Grecia, come dappertutto, un periodo di gioia e divertimento. Prima della Quaresima, in cui osserverà il digiuno e l’astinenza per sette settimane, il cristiano sente il bisogno di divertirsi, di fare ogni tipo di follie. Per questo una volta l’inizio del Carnevale veniva annunciato o con spari o attraverso un pubblico banditore o con il suono dei tamburi. Per esempio, ad Idra il Carnevale inizia con il suono dei tamburi: il giorno della festa di S. Antonio (17 gennaio) si cominciano a battere i tamburi in tutti i quartieri e dappertutto si levano gridi di gioia. Comunque, il giovedì grasso viene generalmente considerato come data d’inizio del Carnevale. Questo è il giorno in cui tutti, anche i più poveri, arrostiranno qualcosa e l’odore della carne, che può essere di maiale o di altro animale, inonderà l’aria. La sera del giovedì, come anche quella del sabato e della domenica grassa, i parenti mangiano tutti insieme. O ogni famiglia cucinerà a casa propria, dove poi accorreranno i congiunti per cenare tutti quanti allo stesso tavolo, o si cucina tutti nella stessa casa. Non appena si è mangiato e bevuto si effettuano rappresentazioni in maschera, si balla e si canta. E come in una famiglia, tutti si divertono allo stesso modo in Epiro durante il giovedì grasso: a tavola maestri ed allievi si ritengono uguali.

 Le maschere esistono in Grecia, come in tutta Europa e rappresentano la caratteristica fondamentale di questa ricorrenza. Le maschere hanno una denominazione che varia da luogo a luogo, ma in greco i termini piu’ comuni sono mascaràdhes e carnàvali i quali derivano dai sostantivi italiani maschera e carnevale. [2]

 

Di solito il gruppo delle maschere assume la forma del corteo nuziale in cui, oltre allo sposo e alla sposa, partecipano anche la vecchia che combina matrimoni, il vecchio che e’ il testimone di nozze e colui che porta la cenere il quale indossa una gonnellina e molti campanelli che gli pendono dalla cintura. Inoltre egli porta un sacco pieno di cenere con la quale si proteggono lo sposo e la sposa. Il corteo si conclude nella piazza del paese, dove si effettua la parodia della cerimonia nuziale. Le rappresentazioni mascherate, le satire e le parodie sono molte e assumono forme svariate. La gente le segue formando un cerchio intorno a questi attori improvvisati. Il “tribunale” costituisce un esempio di tali rappresentazioni: un uomo che e’ stato condannato in contumacia viene catturato da una pattuglia e viene condotto in tribunale. Egli e’ accusato di aver ucciso il suo maiale! Il tribunale ascolta la sua difesa e poi lo condanna a morte. La forca e’ pronta, ma improvvisamente il re concede la grazia e cosi’ il reo si salva.

Per l’uomo delle classi popolari vale questo detto: “Le cose della natura non sono turpi”. Gli antichi, dall’epoca di Omero e di Esiodo, credevano che il rapporto sessuale fra Demetra e l’eroe Giasone, il quale avvenne su un campo arato per tre volte, abbia avuto come esito la nascita della Ricchezza, quando con questo termine si indicava ancora il raccolto dei cereali.

Dice M. Nilsson: “Per l’uomo primitivo il ciclo produttivo segue lo stesso processo in tutte quante le manifestazioni della natura. Il seme viene collocato nella terra cosi’ come nel seno della madre. Cio’ che e’ stato seminato poi spunta fuori dalla terra allo stesso modo in cui il bambino esce dal ventre della madre. Secondo la credenza popolare, sia nel mondo animale che in quello vegetale, tale atto innesca il ciclo produttivo. La venerazione che i Greci e molti altri popoli tributavano al membro virile ha a che vedere con la similitudine che esiste fra il processo produttivo degli uomini e delle piante”[3] 

Tale venerazione –se pur in forme molto varie – e’ compresa ancor oggi fra le nostre tradizioni popolari. Ad Ortakioi, paese abitato da greci il quale e’ situato ad ovest di Adrianopoli, il lunedi’ grasso il Bey, nel momento in cui fa visita alle case del paese, ha accanto ai suoi piedi la cosiddetta cunumià, cioe’ una grande focaccia fatta con uova e con un porro che sta in mezzo in posizione eretta tanto da sembrare il membro virile.

Comunque, i giorni che per eccellenza sono dedicati ai morti sono il Sabato della penultima e dell’ultima settimana di Carnevale, come anche quello della prima settimana di Quaresima detto in greco Psichosàvato. In quest’occasione si fanno delle torte di grano bollito, delle pastelle, dei dolci di semolino e vari altri tipi di cibo i quali vengono distribuiti alle buonanime dei defunti. Quindi si fa visita alle tombe dei propri cari che sono morti ed e’ grande la processione delle donne e delle ragazze vestite di nero le quali si dirigono al cimitero tenendo in mano un piatto di dolce di grano bollito farcito con zucchero, cannella, noci, sesamo, melagrana, prezzemolo e uva sultanina. Vanno verso le tombe e depongono questi dolci in offerta al defunto. La sacralità’ di questi giorni e’ data anche dal fatto che le donne si astengono dal compiere qualsiasi lavoro. Infine, in alcuni luoghi le offerte ai morti avvengono l’ultima domenica di Carnevale. Cosi’ nel paese di Kipurio’, situato nella Macedonia Occidentale, ogni famiglia porta in chiesa una focaccia, del grano, del vino, del formaggio ecc. Dopo la Santa Messa tali doni vengono portati e depositati sulle tombe i quali poi vengono distribuiti e consumati.

Ma come si concilia il culto dei morti con il tono allegro e divertente delle feste di Carnevale? E’ proprio una semplice coincidenza il fatto che agli inizi di marzo, quando noi festeggiamo il Carnevale e allo stesso tempo dedichiamo i tre sabati grassi al culto dei morti, gli antichi Ateniesi celebravano la festa delle Antesterie la quale aveva un duplice significato: da una parte era la festa dei fiori, del vino e della gioia irrefrenabile e dall’altra era la festa dei morti e delle anime?

Non e’ quindi sorprendente il fatto che durante le feste di primavera, quando la natura si sveglia dal letargo, i morti salgono nel mondo dei vivi ed accettano le loro offerte e i loro omaggi. E durante la cena di commemorazione dei defunti vengono offerti ai morti sia dei dolci di grano bollito sia della pasta. Infatti, dalle parole “macaria” = beatitudine e “eònia” = eterna, deriva il termine “macarònia” (=maccheroni).

Il Carnevale vero e proprio, in cui si osservano tutte le piu’ importanti tradizioni, si svolge l’ultima domenica. In questo giorno aumentano vertiginosamente la gioia, la licenziosita’ delle maschere, la bruttezza dell’aspetto fisico e si balla in maniera sfrenata. Per tutto il giorno si assiste al passaggio delle maschere, si fa visita alle persone care, si mangia e si beve. Il rumore generale viene intensificato dagli scoppi dei petardi e dei razzi che, in molte zone della Grecia e soprattutto nella parte settentrionale del Paese, vengono abitualmente lanciati in aria. Ma nel momento in cui il sole sta per tramontare e la campana suona il vespero, donne e uomini partono per andare in chiesa. Si sta per entrare nel periodo di Quaresima, in cui si osserva il digiuno e l’astinenza, e i cristiani desiderano essere perdonati dei peccati commessi nei contro il prossimo. In quest’occasione avviene un reciproco perdono fra il sacerdote e il corpo dei fedeli i quali vengono ordinati per anzianita’: i piu’ giovani vanno dai piu’ vecchi e baciano loro la mano dicendo: “Perdonami!”. E gli altri rispondono: “Sii perdonato!”

In molte zone dopo il vespero si tiene un ballo che viene effettuato o nel cortile della chiesa o in un posto riservato alla danza che si trova nella piazza centrale del paese. Anche il sacerdote partecipa al ballo. Per esempio ad Agrotina i sacerdoti escono per primi a ballare seguiti a turno dai piu’ anziani e intonano canti tradizionali.

Nel paese di Artemone, situato sull’isola di Sifno, il sacerdote conduce la danza del vento del Nord presso il muro di cinta della chiesa dedicata alla Madonna. Poi si continua a ballare nella casa del sacerdote e di altre persone allo scopo di far attenuare la violenza del vento del Nord.

 

2. Il primo lunedì di Quaresima

In Grecia questo giorno viene comunemente chiamato il primo lunedì del digiuno o il lunedì chiaro . Esso viene accompagnato dall’aggettivo chiaro dal momento che dalla mattina di questo giorno ogni casalinga si preoccupa di pulire tutta la propria batteria da cucina dal grasso e dall’unto accumulatosi. I cibi che si consumano in questo giorno sono olive, uova di pesce salate e cipolle fresche.

Grandi e piccini, gli uni con ceste e bottiglie, gli altri con gli aquiloni, vanno in campagna a far festa. Stanchi per la festa e per la veglia dell’ultimo di Carnevale, si sdraiano a gruppi nel verde del prato o del colle piu’ vicino e mangiano i cibi adatti a questa ricorrenza. Nella citta’ tessala di Tirnavos gruppi di contadini gia’ dalle prime ore del mattino si riuniscono in una piazza o in un crocevia, accendono il fuoco e in una grossa pentola cuociono il cibo proprio del primo lunedì di Quaresima il quale e’ una minestra di verdura senza olio fatta con spinaci, un pugno di riso e un po’ d’aceto che serve per darle piu’ sapore.

 

3. Quaresima

La Quaresima e’ un periodo di digiuno ed astinenza che dura quaranta giorni al quale devono sottoporsi tutti i Cristiani dal momento che Gesu’ Cristo digiuno’ per 40 giorni.

Per i primi tre giorni il digiuno e’ totale. Ne’ pane, ne’ acqua! Di solito le donne osservano questi tre giorni di digiuno  e imbandiscono la tavola con cibi adatti all’occasione (torta di noci, minestra con fagioli e sape) e con l’offerta di alcuni doni (fazzoletti, federe ecc.)

E’ naturale che per coloro che osservano il digiuno la Quaresima passi molto lentamente, dal momento che essi desiderano che questo periodo trascorra in fretta. Per questo una volta, quando mancavano i calendari e si voleva avere una qualche percezione del tempo durante il periodo di Quaresima, il popolo aveva escogitato un mezzo molto semplice: raffiguravano la Quaresima con l’immagine di una suora. Essi prendevano un foglio di carta e con le forbici ritagliavano una donna. La signora Quaresima non ha bocca, perche’ e’ tutta intenta a digiunare: ha le mani giunte per pregare. Essa ha sette piedi che simboleggiano le sette settimane della Quaresima. Ogni sabato le si taglia un piede e l’ultimo le viene reciso il Sabato Santo.

Durante la Quaresima le veglie in chiesa sono frequenti. La festa dei SS. Teodori e’ ritenuta fra le piu’ popolari di questo periodo. Essa viene celebrata il primo sabato di Quaresima. Anche in questo giorno vengono fatte le abituali offerte di dolci di grano bollito ai morti e viene celebrata una Santa Messa in suffragio di tutti i morti della casa. Un grande vassoio con dolci di grano bollito viene offerto a coloro che morirono senza lasciare figli o parenti o morirono lontano o furono uccisi in guerra o sono morti da molti anni. In alcuni luoghi, come a Coroni, in tutte le case si fanno torte di spinaci o di zucca.

 

4. Annunciazione (25 Marzo)

Per noi greci questo giorno non ha solo un significato religioso, ma anche civile dal momento che nel monastero di Santa Lavra fu innalzata la bandiera della Grande Rivoluzione Greca. Per questo motivo il 25 marzo viene celebrato con grande solennita’ ovunque si trovino dei greci. E’ il giorno per eccellenza della primavera e si crede che in questa data tornino le rondini e per questo in questo giorno i ragazzi sono soliti slacciarsi il filo rosso dalle loro mani per lasciarlo sugli alberi affinché’ lo prendano le rondini. In questo periodo anche i pastori di Creta conducono le pecore e le capre fuori dal luogo in cui hanno trascorso l’inverno e le portano in montagna a pascolare. E’ caratteristico il proverbio: “Tosa la lana, suona il campanello e sali sui monti a pascolare”.

 

5. Primo Aprile

L’usanza propria del primo giorno di aprile e’ quella di ridere e di dire delle bugie ai danni di qualcun altro. Com’e’ noto, in questo giorno si dicono le bugie piu’inverosimili per far colpo sugli altri.

D. FESTE DI PASQUA

 

1. Il Sabato di Lazzaro

Lazzaro, il quale viene comunemente chiamato Lazzaro il povero, e’ una figura assai popolare. Egli ha certo avuto la fortuna di essere amico di Gesu’ Cristo e di risorgere subito dopo la morte per mezzo del Signore, ma il ricordo di quanto ha visto e conosciuto nel regno dei morti dovette incutergli paura e terrore. Per questo il popolo ha sempre immaginato Lazzaro come una persona che non ride facilmente. Secondo una tradizione in tutta la sua seconda vita egli non rise mai e sorrise solo una volta appena vide un contadino rubare furbescamente una brocca. “Ma guarda un po’ questo disgraziato” disse Lazzaro. “Guarda come se ne va via con la brocca rubata. Anch’egli si dimentica di essere solo un pezzo di terra come la brocca. Un pezzo di terra ruba porta via l’altro….” .

A Cipro Lazzaro viene raffigurato come un bambino che viene vestito con fiori gialli cosi’ che la sua faccia non si veda. La sua immagine viene portata casa per casa da un gruppo di ragazzi e nel momento in cui essi iniziano a cantare egli veniva deposto al suolo e si fingeva morto. Si destava solo quando veniva pronunciata ad alta voce la seguente frase: “Lazzaro, vieni fuori!”.

E’ naturale che in questa usanza cipriota troviamo la piu’ antica forma di questa tradizione, cioe’ la ricostruzione della morte e della resurrezione di Lazzaro, la quale viene percepita dal popolo come “la prima Pasqua”.

 

2. La Domenica delle Palme

L’usanza che caratterizza particolarmente la Domenica delle Palme e’ quella di decorare le chiese con rami di palma (di alloro in Etolia, in Epiro, nell’isola di Eubea ecc, di salice in Tracia Orientale, di mirto altrove) e la loro distribuzione ai fedeli. In molte zone, ai rami e alle foglie delle palme si danno svariate forme (per esempio croci, lune, stelle) e vengono deposti come amuleti nell’iconostasi della casa. Quest’usanza, istituita dalla Chiesa gia’ dal nono secolo in ricordo dell’accoglienza che Cristo ricevette a Gerusalemme, venne compresa dal popolo nelle sue tradizioni e ad essa viene dato un significato idilliaco. Il popolo stesso si assunse l’incarico di fornire le chiese dei rami di palma. Preposte a questo scopo sono le giovani spose che sperano che la forza generatrice che i rami verdi racchiudono nel fogliame si trasmetta a loro stesse! Ed essa si trasmette colpendole con i rami di palma. In altre zone della Grecia (Mani, Etolia, Tracia) i rami di palma (o di alloro, mirto o salice) vengono portati in chiesa dalle coppie di sposi che si sono uniti in matrimonio proprio in quell’anno.

 

3. La Settimana Santa

Con l’inizio della Settimana Santa il digiuno si intensifica ulteriormente. In alcune localita’ (come per esempio Kastoria’) durante i primi tre giorni della Settimana Santa non si mangia nulla, solo di sera si beve un po’ d’acqua.

E’ la settimana in cui il dolore e’ generale. I canti, la musica, le rappresentazioni teatrali ed ogni forma di divertimento non esistono più. In alcuni luoghi (per esempio a Paros), le campane non suonano durante la Settimana Santa e l’invito ad andare in chiesa proviene da un banditore. Anche il lavoro deve interrompersi: dal momento che Cristo e’ sulla Croce in ogni casa le donne smettono di tessere al telaio. I soli lavori che e’ permesso svolgere sono quelli inerenti alla pulizia della casa e la preparazione di tutto cio’ che e’ necessario in vista della Pasqua. Il popolo osserva il digiuno, segue la Messa vespertina e fa la veglia in chiesa e generalmente adempie ai suoi doveri spirituali. Le Sante Messe e le funzioni che si officiano durante la Settimana Santa, specialmente quelle che si tengono dal Mercoledì Santo in poi, hanno fatto sorgere nuove tradizioni relative alle feste di Pasqua.

3.1 Il Mercoledì Santo

In alcuni luoghi, come nel Ponto, alla benedizione che viene fatta nelle chiese si accompagna quella che viene fatta nelle case: agli oggetti che vengono benedetti durante questa cerimonia vengono attribuiti una proprieta’ e un potere divino. Per esempio, nel paese di Koutoura, il sacerdote, durante la giornata del Mercoledì Santo, girava per le case ad impartire la benedizione. In ogni casa avevano gia’ preparato uova crude, farina e sale che il sacerdote benediceva. Il Giovedì Santo, dopo che il guscio delle uova era stato colorato, gli oggetti benedetti venivano portati in chiesa prima durante la Messa vespertina in ceste coperte da un panno. A Sparta ogni mattina si mangia un po’ di farina benedetta. Allora si prepara anche il nuovo impasto del pane, il lievito dell’anno. L’impasto puo’ diventare piu’ molle a causa o del tempo o dell’eccessivo utilizzo e in questo caso perde la sua forza e la sua purezza iniziale anche per effetto del fuoco e di tutti i materiali che noi adoperiamo per tutto l’anno. Per questo esso deve rinnovarsi per acquistare nuova forza che al tempo stesso lo renda piu’ efficace. Cosi’, ad Atene il Mercoledì Santo la sacrista andava di casa in casa e impastava il pane solo con la farina senza il lievito. Il sacerdote ci appoggiava la Croce e il Legno Santo e l’impasto diventava piu’ spesso. Cio’ veniva chiamato il lievito dell’anno. La sagrestana poi lo distribuiva nelle case. Con questo lievito veniva impastato il pane che si mangiava a Pasqua.

 

3.2 Giovedì Santo

Le usanze pasquali iniziano principalmente il Giovedì Santo, dal momento che in questo giorno cominciano i preparativi per la Pasqua. Dalle prime ore del mattino le donne sono intente ad impastare il pane che si consuma a Pasqua il quale viene farcito con frutta secca e con altro materiale. Tale pane assume diverse denominazioni. In questa sede riporto il modo in cui solitamente si impasta questo cibo nella citta’ di Coroni: il pane viene impastato con olio, mandorle ed anice; si cuociono anche foglie di alloro che vengono insaporite con un po’ di sugo. Questo pane viene fatto a guisa di ciambella, ma puo’ assumere anche una forma allungata. In mezzo all’impasto viene posto il tuorlo dell’uovo e poi il pane viene farcito con carciofini, carne d’uccello, mandorle e sesamo.

Durante il Giovedì Santo si tingono anche le uova di rosso e per questo motivo il Giovedì Santo viene denominato “il giorno in cui si tingono le uova di rosso”. Si segue una determinata tradizione per tingere le uova. In molte zone e’ ben definito sia il numero di uova da tingere sia il modo con cui esse vengono decorate. In passato le donne usavano un cero sciolto per ornare il guscio dell’uovo con figure di uccelli ecc. Le ragazze poi appongono anche le ali che vengono fatte con la carta colorata e la coda la quale viene fabbricata con la pasta. L’uovo, cosi’, sembra un vero uccello e viene appeso al soffitto.

L’uovo che dentro di se racchiude una vita possiede anche una forza vitale la quale, secondo un’antica concezione, si trasforma successivamente in un essere umano o in una pianta o in un animale. Le uova di Pasqua hanno un significato simbolico e la loro forza viene consolidata dalle circostanze o da altri elementi. Con tutta probabilita’, l’uovo piu’ bello e’ quello che viene denominato come primo uovo o uovo della Madonna il quale viene dipinto e posto nell’iconostasi della casa. Le donne lo utilizzano o per fare il segno della croce ai loro bimbi o per scongiurare un qualche pericolo che potrebbe investire la loro famiglia. Non si sa ancora il motivo per cui le uova vengono tinte di rosso. Secondo una tradizione che proviene da Kastoria’ si diceva a una villana che Cristo era risorto. Essa avrebbe creduto solo nel caso in cui le uova fossero diventate di color rosso e cosi’ fu. Da quel momento in poi c’e’ l’abitudine di tingere di rosso il guscio dell’uovo. Comunque, questa tradizione non si spiega con la suddetta leggenda. Per alcuni le uova vengono tinte di rosso in ricordo del sangue versato da Nostro Signore Gesu’ Cristo. Per altri il colore rosso, e’ espressione di gioia per il fatto solenne della Resurrezione di Gesu’ Cristo e allo stesso tempo viene usato come simbolo per stornare ogni male. Evidentemente, anche la tradizione di appendere alle finestre pezzi di stoffa di color rosso durante il Giovedì Santo risponde allo stesso significato. Al Monastero di Patmos, dove la mattina del Giovedì Santo si svolge all’aperto una ricostruzione del sacro lavabo e della preghiera di Gesu’ Cristo nell’Orto degli Ulivi, la sera, nel momento in cui avviene la lettura dei Dodici Vangeli, si accendono dei fuochi ad imitazione del fuoco della corte di Caiafa, in cui era presente l’apostolo Pietro. La tendenza da parte del popolo di imitare la Passione di Gesu’ Cristo si manifesta in molti modi. Ecco cosa avviene a Cidonia: i piu’ osservanti mangiano solo una volta al giorno (a mezzogiorno) dal momento che l’Ultima cena avvenne solo una volta.

 

3.3 Venerdì Santo

Il Venerdì Santo e’ un giorno in cui ci si astiene da ogni occupazione e si osserva il digiuno. Per quasi tutto il giorno si assiste al rito della Deposizione dalla Croce e alla solenne processione. Il popolo vive con devozione il dramma della morte del Signore e in maniera semplice, ma evidente, desidera partecipare vivamente al rito della Passione. Per esempio, in alcuni paesi, il Venerdì Santo si beve aceto mescolato alla cenere per amore di Gesu’ Cristo che a cui era stato dato da bere dell’aceto. Si mette un po’ di cenere in un bicchiere, si versa dell’aceto e si beve la miscela. A Creta il Venerdì Santo si consumano cibi cotti ad acqua ed aceto, a Coroni il Venerdì Santo ne’ si accendono fuochi, ne’ si cucina, ne’ si consuma alcunche’. Alcuni pongono dentro un bicchiere dell’aceto e un po’ di cenere e ne devono tre sorsi dal momento che questa bevanda era stata offerta a Gesu’ Cristo.

Verso mezzogiorno si tiene il rito della Deposizione dalla Croce e viene esposto all’adorazione dei fedeli il corpo morto di Cristo che indossa una veste dalla stoffa dorata. Esso viene portato su un baldacchino. In seguito si iniziano i preparativi per la processione della sera che viene ornata dalle donne della parrocchia con i tipici fiori di primavera (viole, rose, fiori di limone che vengono intrecciati in corone o ghirlande) che vengono inviati dalle varie case.

In molti paesi le donne, mentre preparano gli ornamenti per la processione serale, intonano il lamento funebre della Madonna il quale narra la vicenda della Crocifissione di Gesu’ Cristo e esprime il dolore della sua Santa Madre. E subito inizia ad accorrere gente in adorazione del Cristo. Ragazze con ceste piene di fiori di limone o di rose stanno in piedi presso il Santissimo e cospargono di unguenti vari il corpo morto di Gesu’ Cristo. I fedeli, in principal luogo donne e bambini, dopo che si sono abbracciati vicendevolmente, passano presso il Cristo perche’ dia loro la grazia.

Appena si fa sera inizia la processione del Venerdì Santo. Essa si forma davanti al labaro e alla Croce che vengono seguiti dal Cristo e da tre sacerdoti. Nelle grandi citta’ in prima posizione stanno i musicisti che suonano marce funebri. La gente che segue tiene in mano grossi ceri e appena si snoda la processione si vede un fiume che scorre per le strade. A vari intervalli di tempo la processione si ferma in piazze o ad incroci e in quel mentre i sacerdoti intonano delle preghiere. Al ritorno, quando si giunge alla porta della chiesa, il baldacchino recante il corpo morto del Cristo viene innalzato e tutta la gente ci passa vicino. In molte zone, durante la processione del Venerdì Santo, si accendono fuochi in cui viene bruciato dell’incenso, mentre in alcune regioni l’immagine di Giuda viene data alle fiamme.

 

3.4 Sabato Santo

Dopo le cerimonie funebri del Venerdì Santo, la gente comincia a prendere un respiro di sollievo. Il Sabato Santo, con la collaborazione degli stessi sacerdoti, in chiesa avvengono delle scene molto rumorose che hanno lo scopo di impaurire e cacciare i demoni che stanno li’ a fiutare l’occasione propizia volendo opporsi alla Resurrezione del Signore e al messaggio di salvezza per tutta l’umanita’. A Sinope, per esempio, la mattina del Sabato Santo, prima che inizi il Vespro, si orna la chiesa con rami d’alloro e si riempie una cesta di foglie della stessa pianta. Quando il sacerdote recita: “Dio risorge per giudicare la Terra” si prendono le foglie di alloro e le si sparpagliano per tutta la chiesa. Le donne cercano di prenderne alcune mentre volteggiano per l’aria. A Madito nell’atrio della chiesa si da’ fuoco a tralci di vite e a tronchi d’albero e iniziano gli spari. A Coroni coloro che non possiedono armi spaccano una pentola di creta e un recipiente nel momento in cui il sacerdote getta in chiesa i rami d’alloro e le campane suonano. A Zante si gettano dalle finestre i recipienti per la gloria di Gesù Cristo.

 

3.5 Pasqua

Il rito della Pasqua viene celebrato alla mezzanotte del Sabato. La chiesa non possiede piu’ l’aspetto lugubre dei giorni precedenti. Rami di rosmarino sparsi al suolo preannunciano la festa solenne. Nessuno manca al rito della Pasqua. Tutti sono splendidamente vestiti e tengono in mano dei grossi ceri. Nel momento in cui inizia la cerimonia, l’illuminazione della chiesa e’ tenue ed ad un certo punto anche le poche luci accese si spengono. Improvvisamente si presenta alla porta della chiesa il sacerdote che protende un grosso cero acceso con la Luce Santa di Gerusalemme e intona il solenne canto pasquale. I presenti accendono i loro ceri da quello che porta in mano il sacerdote e in questo modo la luce diviene piu’ intensa.

E’ proprio del modo di pensare della gente sciocca cio’ che avviene quando il sacerdote, mentre legge il Vangelo, dice: “E’ successo un grande terremoto”. A Chios, in quel momento, tutti percuotono lo stallo del coro e si fa un grande fracasso. Allo stesso modo, quando si intona il canto in onore della Resurrezione di Gesu’ Cristo, l’atmosfera viene scossa dal suono delle campane, dagli spari, dal rumore dei petardi e dei fuochi d’artificio. Alcune volte l’obiettivo dei petardi e’ addirittura il sacerdote!

 

Il rito della Pasqua si svolge di solito all’aperto, nel cortile della chiesa. Alla fine della cerimonia, in molte parti della Grecia, l’immagine del Cristo risorto viene portata in giro per la chiesa e la sua entrata avviene in modo assai pittoresco: dietro alle porte chiuse della chiesa si trova il sacrista che fa il diavolo. Il sacerdote ordina dal di fuori: “Aprite le porte” e il sacrestano chiede: “Chi sei?”. E il sacerdote rispondendo “Un signore potente” da’ un calcio alla porta e irrompe in chiesa protendendo il cero.

In alcuni luoghi, oltre alle uova viene consacrato anche l’agnello pasquale il quale viene distribuito ai fedeli da parte del sacerdote. Essi recano la loro porzione a casa e tutti i membri della famiglia si comunicano mangiando dell’agnello consacrato. Tale usanza si osserva soprattutto a Corfu’.

La Pasqua e’ per il popolo segno di amore che si esprime con il reciproco abbraccio dei fedeli. In alcune zone la notte di Pasqua ci si da un bacio in segno di fraternita’. Cio’ avviene con solennita’ in chiesa. In alcuni paesi durante la notte di Pasqua si usciva ad uno ad uno dalla chiesa e ci si abbracciava l’uno con l’altro e si stava in fila affinche’ si potesse essere abbracciati anche da coloro che uscivano per ultimi. Ci si dava le mani, ci si augurava Buona Pasqua e ci si perdonava tutto.

Durante il ritorno dalla cerimonia si osservavano alcune tradizioni, molte delle quali prendono la loro origine dalla fede nel potere taumaturgico della Santa Luce. Con la fiamma del cero, che e’ sempre acceso, ci si fa prima il segno della croce appena si arriva alla soglia della casa e poi la viene data una nuova luce alla candela e il fuoco viene riacceso nel focolare. La nuova luce viene trasmessa agli animali e alle piante sterili. A questa nuova luce viene attribuito non solo il potere di stornare ogni male, ma anche una forza generatrice la quale viene trasmessa alle piante e agli animali da una giovane donna.

 

  3.6 Il secondo rito della Pasqua

A mezzogiorno della domenica di Pasqua viene celebrato per la seconda volta il rito della Pasqua in cui il Vangelo viene solitamente letto in dodici lingue. Questa cerimonia viene chiamata comunemente “amore” dal momento che Cristo fu crocifisso per amore degli uomini. Per questo motivo la caratteristica fondamentale di questo rito e’ il “bacio della fraternita’” che coloro che abitano nella stessa parrocchia si scambiano alla fine della S.Messa, come anche durante il primo rito della Pasqua ed il banchetto che si svolge in alcune parti della Grecia durante il Vespro rappresenta un ricordo di antichissime tradizioni cristiane.

Il venerdì successivo alla Pasqua si celebra la Madonna come fonte di vita. In questo giorno si venerano in ogni luogo le fonti onde scaturisce l’acqua e si svolgono una processione e una festa che terminano con un ballo. In questo giorno si tiene una danza tradizionale che viene eseguita dalle donne di Megara.

La Domenica in Albis e’ ritenuta la festa conclusiva del periodo pasquale. I ceri che sono avanzati vengono portati in chiesa ed accesi. Dalla Domenica in Albis si riprende a lavorare regolarmente.

   

4. San Giorgio

San Giorgio, il santo cavaliere con il bel cavallo bianco, e’uno fra i santi piu’ popolari e si festeggia solennemente in tutta la Grecia. Nel mondo ellenico la vicenda storica di questo personaggio divenne nota fra il quinto e il sesto secolo ed in seguito si diffuse anche in Europa Occidentale ed in Oriente. Nei canti popolari greci San Giorgio e’ l’uccisore del drago, l’eroe che con la sua asta uccide la belva e salva la figlia del re la quale si era data in pasto al drago per lasciar correre l’acqua del suo regno. L’ immagine del santo, che una credenza popolare vuole che protegga la zona in cui viene portata in processione, non viene portata solamente nella parte della citta’ in cui si trova la chiesa, ma anche nei campi. Nella citta’ di Drimos, in Macedonia, si portano nei campi le sacre immagini della chiesa e delle case. Le immagini vengono ornate con delle spighe e i sacerdoti benedicono i frutti della terra.

La festa di San Giorgio, dal momento che cade in una stagione dell’anno in cui in Grecia la natura e’ rigogliosa, viene ritenuta l’inizio dell’estate. Essa presenta molte somiglianze con le altre feste di primavera e specialmente con quella del Primo Maggio che e’ la piu’ popolare di questo periodo.

 

5. Primo Maggio

Prima che il movimento operaio e il socialismo considerassero il Primo Maggio come il simbolo delle lotte sociali (cioe’ prima del 1889, anno in cui per la prima volta la festa dei lavoratori si tenne il Primo Maggio), in Grecia e nelle altre parti d’Europa il Primo Maggio veniva celebrato come il giorno in cui l’inverno lasciava definitivamente il posto all’estate e, in senso piu’ lato, la morte lasciava spazio alla vita. Il canto popolare dal titolo Ora arriva Maggio, ora arriva il fresco, ora arriva l’estate ci rivela in che modo venisse celebrato questo giorno. I festeggiamenti si tenevano nei freschi campi e nei prati e tutti, quindi, andavano in aperta campagna per godersi lo spettacolo della natura in fiore. La notte fra il 30 Aprile e il Primo Maggio si va in campagna fra l’erba e l’orzo per prendersi un po’ di fresco. E le donne si lavano la bocca e la faccia con la rugiada cosi’ da essere fresche per tutto l’anno. Esse, quindi, gioiscono perche’ si godono la vita e il loro canto risulta essere un’invocazione al mese di Maggio dal quale si attendono che faccia fiorire la natura anche nel cuore degli uomini.

In Grecia, la piu’ grande festa di Maggio e’ quella dei SS. Costantino ed Elena. Il popolo greco ha conservato il ricordo di Costantino il Grande e di sua madre. Questo fatto, insieme alla grande venerazione che i Greci nutrono per Costantino Paleologo, il quale fu l’ultimo imperatore di Costantinopoli, fece si’ che il nome del Santo diventasse molto amato in tutta la Grecia. Per questo motivo moltissime chiese sono state dedicate a San Costantino e grandi feste e processioni accompagnate da danze si tengono in questo giorno. In alcuni paesi durante queste feste vengono sacrificati tori o arieti per la salute e la felicita’ della comunita’ e la carne viene divisa fra i fedeli. La festa si conclude con gare sportive e danze.

In questa sede deve essere menzionata anche un’antica tradizione osservata presso la zona di Agatopoli (Tracia Orientale), ma che ora si incontra anche in Macedonia, dove, dopo lo scambio delle popolazioni fra Grecia e Turchia avvenuto nel 1923, la maggior parte degli abitanti della Tracia Orientale si e’ stanziata. Si tratta della festa dell’ Anastenaria, che veniva celebrata proprio nella parte centrale di questa zona della Tracia nel giorno dei SS. Costantino ed Elena. Si deve notare in primo luogo che questa tradizione e’ di origine cristiana, dal momento essa viene ispirata dalla notevole fede per S. Costantino. Comunque, in sostanza, questa tradizione e’ retaggio di un’antica cerimonia orgiastica. Si intende che la parola “orgia” non viene usata con l’odierna accezione, ma con quella piu’ antica la quale significa entusiasmo e si riferisce alla felicita’ che scuote i seguaci di tale culto, dal momento che essi desiderano unirsi a Dio. La descrizione di queste feste si deve al Professor Anastasios Chourmouziadis il quale insegna alla scuola greca di Costantinopoli. Egli fu il primo a rendere note le tradizioni che si osservano durante la festa dell’Anastenaria

I preparativi per la festa dell’Anastenaria vengono eseguiti con molta cura. Verso la sera del giorno dei SS. Costantino ed Elena una processione con alla testa il sacro timpano e la musica si dirige verso la chiesa. Il capo dei partecipanti a questa festa entra in chiesa, rende omaggio alle immagini di Cristo e della Madonna, prende quelle dei SS. Costantino ed Elena e le consegna all’Anastenaria. In seguito la processione si snoda per il paese e si conclude nella piazza dove un contadino, che ha per eredita’ questo privilegio, accende il fuoco sulla legna accatastata in quel luogo. Intorno al fuoco si inizia a danzare a ritmo lento, ma in seguito la musica diventa sempre piu’ vivace e mentre si balla si emettono vari sospiri. La folla dei festanti inizia a ballare dopo essersi disposta a guisa di cerchio oppure sta ferma nella piazza. Il ritmo della danza si intensifica con l’uso abbondante di bevande alcoliche. Poi i partecipanti a questa festa passano scalzi dentro il fuoco o addirittura danzano per pochi istanti sui carboni ardenti. Non spendero’ altre parole in relazione all’analisi e all’interpretazione storica di questo fenomeno paradossale dal momento che le notizie che abbiamo riguardo all’Anastenaria  non datano oltre il dodicesimo secolo. Molto probabilmente si tratta di un antico retaggio precristiano che ha origine dal culto di Dioniso. Non e’ certo senza importanza il fatto che la culla del culto di Dioniso fosse proprio la regione circostante l’Aimos, dove ancor oggi si tiene la festa dell’Anastenaria la quale e’ stata trasmessa dai Greci ai vicini paesi in cui abitano i Bulgari. Come sappiamo, la “pazzia” era la caratteristica fondamentale del culto di Dioniso. Per questo motivo vengono denominate “menadi” (dal mènos = arrabbio) le donne che in stato di pazzia correvano per i monti durante la notte alla luce debole delle fiaccole eccitate dal cupo suono dei flauti e dal sordo rumore dei tamburi.

 

6. Ascensione

Caratteristica principale del culto popolare e’ che la gente vive le feste religiose come se fossero eventi reali. Cosi’ anche durante la festa dell’Ascensione e’ comune la credenza che a mezzanotte si aprano i cieli e in alcuni luoghi come a Coroni durante l’alba coloro che sono senza peccato per  tutta la notte vegliano per vedere il Cristo che ascende al cielo. Coloro che ne sono degni vedono una luce che sale verso il cielo. Durante il giorno dell’Ascensione nelle zone costiere della Grecia tutti sono soliti andare al mare per  fare il primo bagno dell’estate.

 

 

 

 

D.   FESTE DELL’ ESTATE

 

          1. Profeta Elia

Una delle piu’ grandi feste di Luglio e’ quella del Profeta Elia. Il profeta e’ considerato come colui che e’ preposto alle piogge, ai tuoni e ai fulmini. Egli viene invocato dai contadini di Cipro quando trebbiano. E quando ci  sono tuoni e lampi egli corre al cielo con il suo carro dando la caccia a qualche drago o diavolo avendo come arma il fulmine. Per questo motivo il profeta Elia viene venerato sulle cime dei monti, la maggior parte delle quali porta il suo nome. Inoltre, su queste cime sono state costruite delle chiese a lui dedicate e quella piu’ nota si trova sulla cima piu’ alta del Taigeto. Nel giorno della sua festa molti pellegrini si arrampicano con fatica sulla cima di questo monte e di sera accendono un grande fuoco e lanciano incenso in onore a S. Elia. Il fatto che questo santo venga venerato quasi esclusivamente sulle cime dei monti si spiega in diversi modi: egli giace sulle sommita’ dal momento che egli e’ il signore della pioggia e dei venti e regola il tempo atmosferico. Anche la seguente tradizione spiega il tutto: Sant’Elia fu un marinaio e dal momento che in mare subi’ molte traversie e molte volte era stato sul punto di annegare si stanco’ di viaggiare e decise di andare in un luogo dove nessuno sapesse cosa fossero il mare e le navi. Si pone sulle spalle il suo remo e si dirige verso la terraferma dove chiedeva a chiunque incontrasse che cosa mai reggesse. Egli decise di portarsi verso le alture dal momento che molti avevano risposto che portava sulle spalle il remo. In seguito giunse alla cima del monte ed anche li’ rivolge la stessa domanda. Molti gli risposero che portava del legno per cui egli capi’ che in quel luogo nessuno aveva mai visto un remo e per questo motivo rimase fra le cime dei monti.

2. San Pantaleone

Infine, San Pantaleone (27 Luglio) e’ per eccellenza il protettore degli invalidi. I modi con cui il santo fornisce le cure sono molti e di varia natura. Spesso i malati ricorrono all’acqua benedetta del santo. A Kea chiunque soffrisse di una malattia andava da San Pantaleone e prendeva un’offerta dalla sua immagine e la appendeva sull’iconostasi. Essa restava in quel posto finche’ l’ammalato non si fosse sentito bene e poi il quale poi faceva una simile offerta la quale veniva dedicata a San Pantaleone.

 

3. Agosto

Il mese di Agosto, con l’uva, i fichi e i molti altri tipi di frutta e con le entrate che provengono dalla vendita del raccolto dell’estate, viene esaltato nei proverbi come il mese piu’ ricco dell’anno: “Agosto, magari giungessi due volte l’anno!”

Le piu’ grandi feste religiose di questo mese sono la Trasfigurazione del Signore (6 Agosto) e la Dormizione della Vergine (15 Agosto). Il 6 Agosto e’ tradizione portare in chiesa le prime uve affinche’ esse siano benedette e poi distribuite ai fedeli. In questo giorno vengono offerte in chiesa anche le prime bottiglie di olio di oliva.

Tuttavia le grandi feste religiose non presentano sempre un grande interesse dal punto di vista folkloristico. Se eccettuiamo la processione in onore della Morte della Vergine Maria la quale si tiene a Corfu’, a Patmos e a Kassiopi e che viene ornata con fiori mentre l’immagine della Madonna viene portata in giro e i fedeli seguono con i ceri accesi e le varie processioni che si tengono il 15 Agosto, non abbiamo null’altro da riferire sulle usanze che si osservano in questo giorno. Al contrario, due feste meno solenni che ricorrono alla fine di Agosto presentano un interesse piu’ grande dal punto di vista folkloristico: la festa di San Fanurio (27 Agosto) e quella in memoria della morte di San Giovanni Battista (29 Agosto). San Fanurio e’ divenuto assai popolare per effetto dell’assonanza del suo nome con i verbi greci fèno, faneròno = dimostrare.Egli e’ il santo che mostra ogni cosa che e’ stata smarrita e indica la sorte di ogni uomo. Per questo motivo nelle immagini San Fanurio e’ raffigurato come colui che tiene in mano un cero acceso. Si intende che quando si vuole chiedere al santo una qualche grazia, tale richiesta deve essere accompagnata da offerte votive. Le donne greche preparano una torta speciale detta in greco fanuròpitta, la quale viene fatta anche dalle ragazze ancora nubili con la speranza di prendere marito.

Il racconto relativo alla morte di San Giovanni Battista, cosi’ come poi si e’ manifestato nelle immagini sacre, ha sempre commosso molto profondamente l’animo dei fedeli. E l’immaginazione popolare, che non conosce limiti, vede la testa del santo rimbalzare sul disco solare all’alba del 29 Agosto. A Cipro (ma anche altrove) coloro che prestano fede a questa credenza si alzano molto presto per godersi lo spettacolo. Secondo la credenza popolare, l’atto sacrilego di Erodiade e’ stato causa di grandi mali per l’umanita’. Le febbri malariche che flagellano il nostro Paese soprattutto ad Agosto provocando spasimi e grandi parossismi sono dovute al momento della decapitazione la testa mozza del santo si agito’.

 

F.    FESTE AUTUNNALI

 

1. Settembre

Il mese di Settembre e’ dedicato alla vendemmia e per questo motivo viene chiamato dal popolo “vendemmiaio”. Viene denominata anche “mese della Croce” dal momento che la festa principale che ricorre a Settembre e’ l’Esaltazione della Santa Croce.

Come abbiamo detto all’inizio, dal 313 d.C. il Primo Settembre veniva considerato il primo giorno dell’anno religioso e in qualche parte della Grecia viene ancora celebrato come il primo giorno dell’anno.

G. CONCLUSIONE

Queste sono, in breve, le principali tradizioni del popolo greco. Molte di esse, come abbiamo osservato, hanno origini cristiane, mentre altre affondano le loro radici nelle superstizioni e nei riti pagani dell’era antica i quali, comunque, caratterizzano la cultura del greco appartenente alla classe media. Non e’ certo casuale il fatto che tali tradizioni si siano conservate attraverso i secoli soprattutto nelle zone meno densamente popolate e che la loro caratteristica principale sia stata quella di avvicinare maggiormente le persone. Lo sviluppo di un tipo di vita borghese durante gli ultimi decenni, in cui dominano mezzi di comunicazione come la televisione, ha sicuramente trasformato il modo di vita ed ha provocato un indebolimento delle forme tradizionali di aggregazione. Tuttavia, tali tradizioni costituiranno sempre l’elemento piu’ romantico ed affascinante della nostra attivita’ sociale. Per questo motivo ringrazio di nuovo di cuore l’Associazione Trieste – Grecia che mi ha dato l’occasione di presentarvi stasera un assaggio delle tradizioni del nostro Paese.

 1] Cronologicamente, la questione sull’inizio dell’anno a Roma sta nel modo seguente: inizialmente l’anno nello Stato Romano cominciava l’1 marzo. Nel 153 a.C. per la prima volta i comandanti supremi dello Stato si insediarono al loro posto l’1 gennaio. Da quel momento questo giorno cominciò ad essere considerato come l’inizio dell’anno. Tuttavia i cristiani, in contrapposizione ai pagani, fissarono l’inizio dell’anno nuovo in data 6 gennaio. In questo giorno veniva celebrato il Battesimo di Gesù Cristo, evento che rappresentava la sua nascita spirituale e l’inizio della sua sacra missione. Solo nel 354 d.C. a Roma si fece distinzione fra la festa della nascita di Gesù Cristo e l’Epifania. 

[2] Secondo E. Fehrle, tale parola proviene dal divieto di mangiare carne (carne vale= astinenza dalla carne); la derivazione di tale termine dalla locuzione latina carrus navalis e’ senza fondamento. Anche il termine grecoapόkrieV significa astinenza dalla carne

[3]M.P. Nilsson, Primitive Religion, Tubingen 1911.