Note sul vino : Il simposio greco

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Note sul vino

 

 

 

Il simposio greco

 
     
 

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Intorno al vino, si articolo' quella manifestazione tipica dello spirito ellenico che fu il symposion, un termine che è sopravvissuto fino ai nostri giorni, con valenza ridotta si', ma fondamentalmente non troppo alterata.

Il simposio greco era la riunione per bere insieme (vino, naturalmente...); ma non si trattava di una riunione di ubriaconi, e neppure, se è per questo, di degustatori di professione o di raffinati intenditori.

Seconda e più importante parte del deipnon, il banchetto, la cena dei Greci, il simposio era una gioia per lo spirito ancor più che per il corpo.

Si beveva, certo, e molto ( anche se si trattava di vino annacquato: attenzione quindi a non sottovalutare la resistenza e la capacità degli antichi!) sgranocchiando lupini, ceci tostati, nocciole, mandorle, olive, noci, polpettine, biscotti mielati e altre sciocchezzuole, ma soprattutto, allietati da musiche, danze, talvolta veri e propri balletti e rappresentazioni teatrali in miniatura, si discorreva dei massimi problemi: dal reggimento dello Stato all'immortalità dell'anima, dalla reincarnazione al fine ultimo dell'esistenza, dal significato dell'amicizia a quello dell'amore, dal problema della conoscenza a quello della definizione di ciò che è giusto.

Gia' Nilosseno, un amico di Talete, affermava, secondo quanto gli fa dire Plutarco nel Simposio dei Sette Saggi, che non ci si reca ad un simposio presentandosi come un vaso da riempire, ma per discutere seriamente e per scherzare, per ascoltare e per esprimere considerazioni su quegli argomenti che vengono proposti, visto che i convitati devono trarre piacere dal conversare tra loro.

Giganteggia nel resoconto di simposi lasciatici da Platone, per esempio, o da Senofonte, la scomoda figura di Socrate: ecco, anche se non al livello etico e culturale di quelli socratici e platonici, così dobbiamo immaginare i simposi greci,piuttosto che come colossali bevute da concludere in orge dissolute; anche se, a rigor del vero, e tenendo conto che il vino era annacquato, spesso le danze e i balletti erano talmente lascivi da far degene- rare il dopo-simposio in sfrenate esibizioni sessuali, come attesta persino nel caso di un simposio socratico Senofonte.

Proprio a Socrate Platone fa dire: uomini, anche a me piace grandemente che si beva, poiché il vino, rigando gli animi, sopisce le cure, non diversamente dalla mandragora, ed eccita l'allegria come l'olio la fiamma.

Il simposio ruotava, come è ovvio, intorno al vino: un ricordo desacralizzato e laicizzato delle libazioni, di quando cioé il succo fermentato del frutto della vita era ritenuto così prezioso da essere destinato quasi unicamente agli Dei.

Fuori del simposio gli Elleni difficilmente bevevano vino: l'ariston, il pranzo di mezzogiorno, era poco più che un frugale spuntino di cereali e formaggio, e vi si beveva su acqua; più consistente da un punto di vista alimentare era il deipnon, la cena: ma anche qui, inizialmente, si beveva acqua, essendo il vino destinato al successivo symposion.

Più tardi i Greci - e soprattutto quelli del più ricco e raffinato Occidente, la Magna Grecia - iniziarono a bere un po' di vino durante la cena, ma fu un uso molto limitato: faceva eccezione la colazione del mattino, l'akràtismos, durante la quale si beveva addirittura vino non mescolato, àkratos che per i greci era un possente phàrmakon, nella duplice accezione di medicamento e veleno: andava dunque trattato con cautela. Zaleuco, il legislatore di Locri Epizefiri (in Magna Grecia), al quale risale il più antico corpus legislativo scritto dell'era ellenica, comminava la pena di morte a quanti, senza prescrizione medica, avessero bevuto vino non mescolato. 
Era la mescolanza, invece, a civilizzare il vino e a renderlo potabile
Se mescolato con acqua, come afferma Teognide, il vino infatti non è un male ma un bene. È solo questione di temperanza - che per gli Elleni mai ha voluto dire astinenza o frugalità, sempre però un giusto mezzo, come ammoniva l'oracolo delfico: niente di troppo - perché bere smodatamente e non bere affatto sono due estremi egualmente dannosi.

Le cose inizieranno a cambiare nell'Ellenismo, non foss'altro che per il fatto che Alessandro beveva anch'egli vino non mescolato. E nel frattempo le ricche e raffinate città della Magna Grecia (Sicilia inclusa) abbandonavano ogni limitazione o quasi.

L'uso del vino - anche di quello non mescolato - si generalizza, e il simposio stesso si desacralizza sempre più, tanto che in area magnogreca, in Sicilia per la precisione (gli esperti dividono tuttora la Sicilia dalla Magna Grecia continentale pur ammettendo la sostanziale unitarietà dello scenario in Italia dei Greci d'Occidente; ma questa è tutt'altra questione), viene inventato un "gioco" che è quasi come Ateneo aveva già notato, la parodia della libagione, il kòttabos, che conobbe un travolgente successo anche nella Grecia propria e presso gli Etruschi.

Il cottabo si effettuava lanciando con una coppa un getto di vino verso un bacile: dal suono, o dall'affondamento di oggetti ivi galleggianti (numerose erano le varianti del gioco), si traevano auspici per imprese amorose, ma anche ci si disputavano i favori di etere o di efebi.

Nella Magna Grecia, dicevamo, il consumo del vino si generalizza: Taranto, in particolare, la città che contese a Sibari il primato nella raffinatezza e nel lusso (e nella reputazione di dissolutezza), oltre a produrre grandi e celebrati vini ne faceva un intenso consumo, se anche a osservatori più tardi apparve una città ubriaca e se i tarantini godettero fama (tra l'altro) di essere ubriaconi inveterati e di presentarsi din dal primo mattino, complici i meravigliosi vini dell'Aulon e del Galeso, completamente sbronzi nell'agorà.

Ma anche il mito di Taranto Città ubriaca è da ridimensionare, perché troppo speculare a quello di Sparta totalmente astemia; mito che sappiamo per certo non corrispondere a verità, tanto che anche nelle più severe leggi lacedemoni c'è la prescrizione di pagare una parte delle quote per i sissizi, i banchetti in comune obbligatori, con misure di vino.