IL POETA INNAMORATO DELLA LIBERTA'

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IL POETA INNAMORATO DELLA LIBERTA'

 

 

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Lord Byron (1788-1824) nel Pellegrinaggio di Childe Harold racconto' il suo primo viaggio nel Mediterraneo. Quella del poeta inglese rimane una delle piu' grandi storie d'amore per la Grecia, a cavallo tra il XVIII e il XIXsecolo. Nel 1823 Byron impegno' tutto se stesso, e molto denaro, nel Comitato di liberazione della Grecia dal giogo ottomano. Rimase quattro mesi a Cefalonia per organizzare il movimento di liberazione, ma la sua salute peggioro' e il poeta mori' a Missolungi (Messolongi) il 19 aprile 1824 a soli 36 anni.

"Questo deve sentire il vero figlio della Grecia, se la Grecia puo' vantare un solo vero patriotta: non di coloro che cianciano di guerra, ma si nascondono in pace - la pace dello schiavo che sospira per tutto quello che ha perduto, eppure sa avvicinare il suo tiranno con adulante sorriso e brandire la falce dello schiavo, non la spada: oh Grecia! Coloro ti amano di meno, che piu' a te debbono - la nascita, il sangue, e quei sublimi annali di eroici padri che svergognano le tue orde ormai degenerate!

Quando rinascera' l'intrepidita' di Sparta, quando Tebe rinutrira' Epaminonda, quando i figli di Atene saranno dotati di cuori, quando madri greche partoriranno uomini, allora potra' essere rinnovata - ma non fino allora. Mille anni bastano appena per formare uno Stato: un'ora puo' abbatterlo nella polvere: e quando puo' l'uomo riaccendere il suo spento splendore, rievocarne le virtu', e vincere il Tempo ed il Destino?

Eppure quanto sei bella nei tuoi anni di dolore, Terra di Dei e di uomini divini perduti! Le tue valli sempre verdi, i tuoi nevosi monti, ti proclamano ora la variegata favorita della Natura: i tuoi santuari, i tuoi templi si abbattono al suolo, lentamente confondendosi con eroica terra, rotta dal vomere di ogni rustico aratro: cosi' periscono i monumenti di mortale nascita, cosi' tutti periscono alla loro volta, eccetto i grandi degnamente celebrati; eccetto la' dove qualche solitaria colonna piange sopra alle prostrate sue sorelle della stessa cava; eccetto la' dove l'aereo tempio di Tritonia orna il capo Colonna e brilla sulle onde; eccetto sulla quasi dimenticata tomba di qualche eroe, ove la pietra grigia e l'erba incalpestata debolmente sfidano i secoli ma non l'oblio; mentre soltanto gli stranieri passano non indifferenti, attardandosi come me, forse per mirare e sospirare "ahime'!"

Eppure i tuoi cieli sono altrettanto azzurri, le tue rupi altrettanto selvagge; e dolci sono i tuoi boschi, e verdeggianti i tuoi campi; le tue ulive sono mature come quando Minerva ti sorrideva, ed ancora Imetto dà la sua copia di miele; là la felice ape costruisce la sua fragrante fortezza - libera errante per la tua aria montana; Apollo ancora indora la tua lunga estate, ed ancora ai suoi raggi i marmi di Pendeli brillano abbaglianti; mancano l'Arte, la Gloria, la Libertà, ma la Natura ancora e' bella.

Ovunque calpestiamo, e' suolo animato dagli spiriti e santo; nessuna parte della tua terra e' perduta per dar forma a cose volgari, bensi' un unico immenso regno di meraviglie si stende attorno, e tutti i racconti delle Muse sembrano veri, finche' l'occhio duole nel guardare intento per contemplare le scene dove si sono attardati i nostri primi sogni; ogni colle, ogni valle, ogni profonda fossa, ed ogni aperta campagna sfida la Potenza che stritolo' i tuoi distrutti templi; il tempo scuote la torre di Atene, ma risparmia la grigia Maratona. Lo stesso il sole, il suolo - ma non lo schiavo; immutato in tutto fuorche' nel suo padrone straniero, il campo di battaglia ove la condannata orda di Persia per la prima volta si abbatte' sotto il colpo della spada di Ellade...".

 

GEORGE BYRON, IL PELLEGRINAGGIO DI CHILDE HAROLD,

SANSONI, FIRENZE 1947.