IL SARCOFAGO DI AGHIA TRIADA A CRETA

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Il sarcofago di Hagia Triada 

è uno dei monumenti più importanti dell'arte minoica, rinvenuto nel 1903 dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene, allora diretta da Federico Halbhehagia Triadarr e Luigi Pernier, due dei più grandi archeologici europei. Ad essere riportate alla luce furono le decorazioni ed i dipinti di un sarcofago di 137 cm di materiale calcare,  una straordinaria testimonianza della vita quotidiana della civiltà minoica a Creta. In particolare viene evidenziato il ruolo della donna a Creta (le sacerdotesse) e, al tempo stesso, iriti religiosi e cultuali dell'epoca. Le origini del reperto appartengono alla tarda Età del Bronzo ed è oggi esposto nel Museo Archeologico di Heraklion, la capitale dell'isola. Venne rinvenuto in una tomba del Palazzo di Hagia Triada, importante sito archeologico situato a circa 2 km da Festo, un'altra area archeologica di grande importanza mondiale.

 

Sarcofago Haghia TriadaSenza dubbio il sarcofago di Hagia Triada rappresenta la più completa iconografia cerimoniale pre-omerica e uno dei migliori pezzi d'informazione sui costumi funerari della Creta più antica. Le testimonianze dei rituali di sacrificio del mondo prima di Omero sono alquanto limitate e la nostra comprensione di questi riti rimane a tutt'oggi incompleta. Le immagini arrivate a noi con il ritrovamento del reperto di Hagia Triada permettono allo studioso di comprendere l'arte e la cultura pre-omerica. I recenti scavi del secolo scorso hanno permesso di dare una data più precisa al sarcofago, 1370-1320 a.C., periodo che coincide con la fine della diciottesima dinastia in Egitto, e che aveva visto ampi contatti tra Creta e l'Egitto. Questo ha probabilmente consentito di sviluppare le tecniche pittoriche usate nella raffigurazione artistica del sarcofago, simili alle tecniche decorative dei templi egizi.

 

Sarcofago Haghia TriadaIl sarcofago è a ciste litico, ossia una una specie di scatola, in questo caso di pietra rocciosa, usata  nei rituali (come ad esempio accadeva nei Misteri Eleusini, i riti religiosi che si usava celebrare nel Santuario di Demetra, nella città di Eleusi, presso Atene). Rivestito in gesso e dipinto a fresco, il sarcofago pone più di un enigma storico-artistico sin dalla sua scoperta, dal momento che i Minoici (a differenza degli antichi Egizi), usavano solo affreschi raffiguranti i piaceri della vita e mai la pratica funeraria. Oltretutto è il solo sarcofago di calcare della sua epoca (scoperto ad oggi) e il solo con una serie di scene narrative del rituale funerario  minoico. Probabilmente venne usato originariamente per la sepoltura di un membro reale, forse un principe, una figura importante, che si è voluto seguire  fino all'estremo saluto (intorno al sarcofago sono rappresentante tutte le fasi della cerimonia sacra). I disegni sono così raffigurati:  una scena centrale con il sacrificio del toro; nella fiancata a sinistra delle sacerdotesse, una vestita in abiti eleganti e colorati, l'altra vestita con la pelle di pecora intenta in un sacrificio. Sono rappresentate anche una brocca e un cesto di frutta; a destra sono raffigurate altre sacerdotesse, con in mano altre offerte, come vasi, vascelli, animali.

Il vaso è situato tra le due bipenni sulle quali stanno uccelli neri. L'ascia bipenne (detta anche labrys) era il simbolo del potere della civiltà minoica. Aveva probabilmente una funzione divinatoria e bene augurante. L'altra sacerdotessa porta due vasi del periodo (situle) e dietro di lei un musico suona la lira (questa del sarcofago è la più antica raffigurazione dello strumento nell'antica Grecia). Le immagini laterali del sarcofago raffigurano due dee su un carro trainato da due capre selvatiche e dee su un carro trainato da due grifoni alati (due specie di animali diffuse nell'isola, vedi Creta Natura). Sulla sinistra tre uomini portano tra le braccia degli animali e una barca in offerta ad una figura maschile, senza braccia e senza gambe, che presumibilmente  rappresenta l'uomo morto che riceve doni (la barca per il suo viaggio all'altro mondo).     

Niente è stato perso in questo inestimabile pezzo storico. I colori sono u po' sbiaditi, ma le scene rimangono sorprendentemente intatte. C'è un senso di movimento e di vita in tutte le decorazioni. A meravigliare è un senso d'immediatezza, dote artistica dell'ignoto artista, è come se la cerimonia si svolgesse davanti ai nostri occhi. Sui pannelli dipinti non esiste confusione, nessun tentativo di drammatizzare l'evento. Le figure femminili e quelle maschili si muovono con grazia e invidiabile dignità.